Differenze di genere in COVID-19: i dati disaggregati fondamentali per bersagli terapeutici specifici

I dati disaggregati per sesso e genere sono importanti, ma ad oggi sono una minoranza i Paesi che forniscono dati completi differenziati per sesso.

l dato Italiano che mostra una più alta proporzione di decessi per COVID-19 negli uomini rispetto alle donne è in linea con i dati forniti dal resto del mondo. I dati disponibili ad oggi non ci permettono di evidenziare eventuali differenze di genere nella possibilità di infezione da SARS-CoV-2. È necessario che tutti i Paesi si impegnino a mostrare dati disaggregati per sesso e genere in termini di incidenza e letalità.

La pandemia da COVID-19 sta colpendo tutti noi, anche se in modo diverso, a causa di vari fattori tra i quali il sesso e il genere sembrano svolgere un ruolo fondamentale. Global Health 50/50, un’organizzazione internazionale che promuove l’uguaglianza di genere nell’assistenza sanitaria, ha iniziato a raccogliere i dati disaggregati per sesso su COVID-19 riportati finora dai governi nazionali e disponibili pubblicamente.

Dall’analisi dei dati emerge chiaramente una più alta proporzione di decessi per COVID-19 negli uomini rispetto alle donne in quasi tutti i Paesi che forniscono dati completi e disaggregati per sesso. In Italia, ad oggi, la percentuale di letalità per gli uomini è circa il doppio di quella delle donne (17,1% e 9,3% rispettivamente,  fonte: Ultimo Bollettino Sorveglianza Integrata 23 aprile 2020). Simili differenze della percentuale di letalità sono riportate in molti altri Paesi europei, fra cui Grecia, Olanda, Danimarca, Belgio e Spagna, ed extraeuropei, come Cina e Filippine. In alcuni Paesi, come Tailandia e Repubblica Domenicana il rapporto maschi/femmine (M/F) risulta ancora più alto, superiore cioè a 3:1 (3,8 e 3,2 rispettivamente). Tra i paesi che forniscono i dati differenziati per sesso, solo l’India e il Pakistan mostrano una proporzione lievemente più alta nelle donne decedute per COVID-19, con un rapporto M/F pari a 0,9.

I dati disponibili non sono sufficienti per trarre una conclusione sui tassi di infezione suddivisi per sesso. In Italia (fonte: Ultimo Bollettino Sorveglianza Integrata 23 aprile 2020), come in altri Paesi, tra cui Belgio, Olanda, Portogallo e Danimarca è stata riportata una maggiore percentuale di casi tra le donne. In altri, come Singapore, Pakistan e India, l’infezione sembra essere molto più frequente nei maschi. Un dato Italiano molto importante è quello dei casi di infezione tra gli operatori sanitari, ad oggi infatti il 69% degli operatori infetti è donna. Questo dato potrebbe essere giustificato dalla più alta percentuale di donne in questa categoria professionale ma ulteriori studi saranno necessari per poter giungere a delle conclusioni.

I dati disaggregati per sesso e genere sono importanti, ma ad oggi sono una minoranza i Paesi che forniscono dati completi differenziati per sesso. Conoscere le reali differenze di sesso e genere in termini di incidenza e letalità rappresenta il primo passo per investigare i meccanismi biologici e/o sociali alla base di queste differenze al fine di identificare strategie preventive e bersagli terapeutici specifici per gli uomini e per le donne. Tenere quindi in considerazione il sesso e il genere in relazione alla salute non deve essere considerata una componente aggiuntiva ed opzionale, ma un aspetto necessario a garantire efficacia ed equità ai sistemi sanitari di ogni Paese.

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