Spinelli: “Sostenere il sistema delle imprese significa sostenere il lavoro”

Ogni anno la Provincia autonoma di Trento investe 80 milioni nell'assegno unico, e con questa manovra abbiamo previsto l’aggiornamento degli importi dell’assegno per le famiglie più colpite dagli effetti della pandemia.

Terza edizione della biennale che animerà Rovereto fino a domenica 12 maggio ARTINGEGNA: TRE GIORNI PER TOCCARE CON MANO L’ARTIGIANATO DI QUALITÀ Secondo giorno di Artingegna, la mostra biennale dedicata all'artigianato trentino di eccellenza che fino a domani animerà il centro storico di Rovereto. Nella foto: momenti della manifestazione - stand e percorso mostre. Foto. Romano Magrone - Archivio ufficio stampa Pat Rovereto, 10 maggio 2012 c 1266

“Sostenere il sistema delle imprese, soprattutto quelle di dimensioni medio-piccole, in Trentino 27.000, per un totale di circa 100.000 addetti, vuol dire sostenere il lavoro. Non possiamo impostare una manovra sui soli aiuti, fermo restando che il welfare trentino ha in sé gli strumenti necessari per aiutare i lavoratori sospesi dal lavoro e le loro famiglie a superare questa fase difficile, compresi quelli più esposti alle conseguenze della pandemia, lavoratori a tempo determinato, stagionali e così via. Quello che percepiamo però è che gli stessi lavoratori vogliono in primo luogo tornare al lavoro, e questo sarà possibile solo se ‘curiamo’ e rafforziamo il nostro apparato produttivo.

Non dimentichiamoci inoltre che lavoro e impresa generano gettito fiscale, quello di cui il Trentino, per i noti meccanismi di autofinanziamento dell’Autonomia, ha grande bisogno, anche per reinvestirlo nelle misure di welfare”: questa in sintesi la replica dell’assessore allo sviluppo economico e lavoro Achille Spinelli, condivisa anche dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, alle critiche mosse dai sindacati confederali ad alcuni aspetti del Disegno di legge approvato dalla Giunta lo scorso venerdì, contenente misure per il sosteno all’economia, al lavoro e ai cittadini, messi a dura prova dagli effetti del Covid-19.

“La Giunta provinciale – sottolinea Spinelli – con questo Ddl e anche con quello di fine marzo, ha puntato ad iniettare risorse nell’economia trentina al fine di garantire il prosieguo o la ripresa delle attività produttive, soprattutto di medio-piccole dimensioni, anche dopo che la pandemia avrà allentato il suo morso. Parliamo soprattutto delle realtà produttive sotto i 9 dipendenti, che occupano circa 100.000 addetti, quindi quasi un quinto della  popolazione totale. Se queste imprese non avessero accesso al credito e se non potessero contare, ove necessario, su qualche minimo aiuto a fondo perduto per sostenere i costi fissi di questo periodo di lockdown, è chiaro che l’effetto sarebbe devastante in primo luogo per i lavoratori e le loro famiglie.

Oggi molti di loro sono in cassa integrazione ma un domani potrebbe essere disoccupati, in cerca di un nuovo  impiego. Vorrei però aggiungere che in questi giorni in Trentino letteralmente si ‘respira’ la volontà di tornare al lavoro, naturalmente in condizioni di sicurezza, quelle che la Giunta vuole promuovere sostenendo le imprese che realizzeranno i necessari investimenti all’interno dei siti produttivi per prevenire i contagi.  Nessuno vuole rimanere a casa, perché un lungo periodo di inattività ha delle forti ripercussioni anche psicologiche, emotive. Gli aiuti alle imprese, inoltre, non verranno erogati senza vincoli: gli operatori economici devono infatti garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e il pagamento della catena dei fornitori, oltre ad offrire, come ho detto, delle garanzie sul fronte sanitario.

Un’azienda che lavora significa dunque produzione di ricchezza ma in primo luogo occupazione, che genera domanda, e indirettamente, attraverso le imposte versate, nuovi investimenti, con tutti i benefici macroeconomici che possiamo immaginare. Riguardo ai confronti con altre realtà, vale appena la pena di aggiungere che, nella cornice generale disegnata dal Governo e dalle normative europee, ogni territorio ha e si è dato in passato strumenti diversi, ad esempio per il sostegno alle famiglie.

Bolzano non ha gli stessi strumenti che abbiamo noi. Ogni anno la Provincia autonoma di Trento investe 80 milioni nell’assegno unico, e con questa manovra abbiamo previsto l’aggiornamento degli importi dell’assegno per le famiglie più colpite dagli effetti della pandemia, oltre a uno stanziamento aggiuntivo di ulteriori 5 milioni, stanziamento che potrà essere innalzato al bisogno.

Questo nuovo Ddl non costituisce comunque l’ultimo atto di questa manovra, e non solo perché, purtroppo, l’emergenza non sembra destinata ad esaurirsi domani. Stiamo attendendo come noto le decisioni del Governo in materia di allentamento dei vincoli posti dall’accordo di Milano, relativi al contributo del Trentino al risanamento del deficit dello Stato. E’ evidente che al momento quei parametri non possono essere più considerati validi e che tutta l’Europa è chiamata a fare uno sforzo straordinario per sostenere la ripresa. Al tempo stesso, il Trentino ha bisogno di quelle risorse per gestire tutte le competenze previste dall’Autonomia. Il quadro, insomma, è ancora in via di definizione, l’importante è continuare a tracciarne assieme i contorni, confrontandoci ma senza generare polemiche inutili al nostro interno”. 

“Siamo in piazza per difendere il diritto al lavoro di migliaia di artigiani, piccoli imprenditori, commercianti, partite Iva, baristi, parrucchiere, messi in ginocchio dalle scelte folli del Governo Conte. La protesta delle forze produttive è sacrosanta e noi siamo e saremo sempre al loro fianco nella battaglia per salvare migliaia di imprese che rischiano di morire per colpa di un Governo che sta creando disastri, disoccupazione e povertà in tutto il Paese”.

Lo dichiara l’europarlamentare della Lega Mara Bizzotto che il 1 maggio ha partecipato in piazza a Bassano del Grappa (Vicenza) alla protesta spontanea di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori.

“Il nostro popolo vuole soltanto lavorare: la nostra gente non vuole l’elemosina dello Stato, la nostra gente chiede soltanto di tornare a lavorare, a produrre, a vivere in sicurezza – dichiara l’europarlamentare Bizzotto – Se si fermano il Veneto e il Nord Est, che sono la locomotiva economica del Paese, si ferma tutta l’Italia. Con conseguenze catastrofiche, dal punto di vista sociale ed economico, per tutto il Paese”.