Covid19. Spunta il piano segreto del Governo: “Sapevamo da Gennaio, troppo drammatico per dirlo”

Nelle scorse settimane vi avevamo parlato di alcuni retroscena emersi circa l’operato delle istituzioni in questa drammatica emergenza sanitaria che da mesi sta attanagliando l’Italia. Oggi, sono spuntate nuove rivelazioni che fanno maggiore chiarezza sull’operato del Governo negli ultimi mesi.

Stando a quanto riporta il Corriere della Sera infatti, il Ministero della Salute avrebbe creato, ancora lo scorso gennaio, un piano nazionale d’emergenza contro il coronavirus, comprendente diversi possibili scenari e le modalità con cui affrontarli. Tale documento, prudentemente secretato per evitare il panico nella popolazione, presenterebbe 3 possibili scenari (di cui uno troppo drammatico per essere divulgato) e diversi orientamenti programmatici che avrebbero ispirato le scelte del Governo negli ultimi mesi.

A conferma di ciò arrivano le parole del direttore generale della Programmazione sanitaria, Andrea Urbani, che, intervistato dal CdS, ha chiarito come vi fosse a monte un piano ben preciso che prevedeva di lavorare per contenere i contagi senza creare eccessivo panico nella popolazione.

Inoltre, in quest’ottica, il CdS evidenzia come le iniziali direttive promosse dall’OMS, lo scorso gennaio, circa la gestione dei rapporti con la Cina e delle prime polmoniti anomale, abbia indotto il Governo ad avere moderata cautela nella chiusura del paese.

Andrea Urbani ha però ammesso anche come probabilmente il lockdown sia arrivato tardivamente, affermando come un anticipo sulla chiusura totale dell’Italia sarebbe stato più opportuno ma ribadendo come l’operato del Governo abbia evitato all’Italia di avere tra i 600 mila e gli 800 mila morti.

Sarebbero state proprio queste tragiche previsioni sul numero di morti ad indurre il Ministro della Salute, Roberto Speranza, a decidere di non divulgare il piano nazionale d’emergenza. Cifre che hanno però indotto lo stesso a decidere di creare la task force contro il coronavirus e ad adottare (quasi) fin da subito una linea dura.

Infine, prima di concludere le sue precisazioni, il direttore generale della Programmazione sanitaria si è tolto alcuni sassolini dalla scarpa ricordando come molti paesi europei, tra cui Gran Bretagna e Francia, che inizialmente criticavano le scelte del Governo italiano, abbiano poi deciso di sposarle quasi in toto una volta arrivato il coronavirus anche nei loro confini.

Urbani, da ultimo, ha poi ricordato come l’iniziale ritardo nell’acquisto di ventilatori sia stato dovuto al fatto che comprare le strumentazioni sia un compito delle regioni, aggiungendo come entro fine mese arriverà un ulteriore decreto che potenzierà le strutture ospedaliere e permetterà alle amministrazioni delle regioni maggiormente colpite di poter migliorare i centri e le strutture sanitarie.