In Trentino si potrà andare in Chiesa a pregare dal 30 aprile

Dal 30 aprile riaprono in Diocesi le chiese per la sola preghiera personale. Accesso consentito alla chiesa più vicina all’abitazione: mascherina, rispetto della distanza, no assembramenti.

A partire da giovedì 30 aprile riaprono le chiese della Diocesi di Trento per la sola preghiera personale. Lo ha disposto l’arcivescovo Lauro Tisi, sentite anche le Autorità provinciali e l’Azienda Sanitaria. Resta in vigore il divieto di qualsiasi forma di preghiera comunitaria e di qualsiasi convocazione dei fedeli.

L’indicazione della riapertura è stata comunicata ai parroci nel pomeriggio di ieri (lunedì 27 aprile), con l’invito a valutare quali delle chiese sul rispettivo territorio aprire al pubblico, preferendo quelle più spaziose.

Nella nota si precisano anche alcuni accorgimenti necessari alla tutela della salute dei fedeli. Si potrà accedere esclusivamente alla chiesa più vicina al luogo di abitazione oppure a quella situata lungo il percorso consentito a ciascun fedele. L’accesso alla chiesa sarà possibile a condizione di evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi; sarà necessario igienizzare le mani all’entrata e all’uscita dalla chiesa, indossare la mascherina, rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro. Le acquasantiere rimarranno ancora vuote.

Ai parroci viene inoltre chiesto di garantire la presenza – durante gli orari di apertura della chiesa – di una persona che verifichi il rispetto delle prescrizioni.

La chiusura delle chiese ai fedeli era stata decisa il 18 marzo scorso per limitare ulteriormente situazioni di potenziale contagio, mentre in precedenza (7 marzo) erano state sospese le celebrazioni pubbliche.

All’iniziativa della Diocesi trentina plaude il Capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Bruna Giuliani, che ha affermato: “Penso che una messa o una preghiera fatta con tutte le misure di sicurezza possibili e immaginabili, semmai fatta all’aperto, possa essere fatta soprattutto in questo momento in cui in molti avvertono la necessità di trovare un contatto con il divino. Certo, si può citare i Promessi sposi e la processione guidata dal Cardinale Federico Borromeo nella Milano colpita dalla peste del ‘600, ma in certe situazioni è necessario anche la possibilità di garantire nei giusti modi la libertà di culto e di fede”.
Giuliani ricorda inoltre che la differenza nell’andare a pregare, rispetto che andare a fare la spesa è nulla: “Del resto a oggi si è costretti a fare la coda per andare a fare la spesa, ma per qualcuno non è accettabile fare la coda per andare a pregare semmai per i propri parenti che sono venuti a mancare a causa del Covid-19. Voglio comunque ringraziare tutti i sacerdoti che in questo periodo di “lockdown ecclesiastico” hanno cercato – usando le nuove tecnologie informatiche – di stare vicino al proprio gregge. Per questo motivo accolgo con gioia la decisione dell’Arcivescovo di Trento di riaprire a partire dal 30 aprile le chiese per dare la possibilità – a chi crede – di pregare la Madonna. Maggio è, infatti, il mese tradizionalmente dedicato alla Madonna, tempo scandito dalla preghiera del Rosario, dai pellegrinaggi ai santuari, dal bisogno di rivolgersi con preghiere speciali all’intercessione della Vergine”.