Fase 2, Cia (Agire): “Chi può riaprire in sicurezza non può aspettare giugno”

In tutta Italia si comincia a ragionare sulle tempistiche legate alla Fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Secondo Claudio Cia, Consigliere provinciale della lista Agire per il Trentino, bisogna velocizzare i tempi rispetto alle date previste dal Governo Conte II.

Il 7 marzo i contagi giornalieri di Covid-19 superavano per la prima volta le mille unità e tutti invocavano di chiudere tutto. Le ultime rilevazioni parlano di oltre duemila contagi giornalieri eppure chiediamo di riaprire tutto. Certo, la curva delle infezioni è discendente, sono aumentati i tamponi e le protezioni individuali: tuttavia è evidente che è cambiato anche il modo di percepire la pandemia in corso. Sarà difficile trovare l’equilibrio che permetta di difenderci dal virus e al contempo permettere agli imprenditori di riaprire subito le loro attività” analizza Cia.

In questa fase – continua – non ha molto senso impedire la riapertura delle attività che possono essere svolte su appuntamento e che non prevedono assembramenti. Penso ai parrucchieri, ai centri estetici e simili: questo arginerebbe il fenomeno delle prestazioni in nero che, oltre a creare un danno fiscale, aumentano anche le probabilità di contagio a causa degli spostamenti di persone tra una casa e l’altra“.

Penso poi alle attività che si sono viste rimandare a giugno l’apertura, come ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie. Nonostante abbiano messo a punto protocolli specifici per garantire la massima sicurezza, potranno nel frattempo lavorare solo con consegne a domicilio o da asporto: una condizione che non basterà mai a tenere in piedi un’attività” sottolinea Cia. “Quando potranno riaprire, si troveranno a scontare l’inevitabile crollo del fatturato che deriverà dalle disposizioni sugli ingressi contingentati, sulle distanze di sicurezza, sulle sanificazioni e i dispositivi di protezione e gli obblighi che potrebbero essere introdotti per classificare un locale come Covid-free“. Tra le preoccupazioni del Consigliere, c’è anche il fatto che potrebbero nascere enti certificatori da parte della Pubblica Amministrazione, con lo scopo di approfittarsi della situazione.

In cambio di questa agonia – continua Cia – l’unica garanzia al momento è rappresentata dal periodo di chiusura, senza alcuna sicurezza sulle misure di sostegno a loro rivolte. Inutile evidenziare che una loro chiusura eccessivamente prolungata e non giustificata, mette a rischio anche le filiere di supporto a questi settori. Per esempio, penso alla filiera agroalimentare, che privata del canale della ristorazione rischia di essere decimata“.

Guardo quindi positivamente alle iniziative della Giunta provinciale su questo tema. Numerose proposte qualificate sono arrivate dalle diverse associazioni di categoria, devono solo essere vagliate e attuate, ma bisogna farlo il prima possibile” ha concluso il Consigliere provinciale.