Fase2. Per l’OMS non è l’Italia il Paese da seguire. Conte permettendo, nessuno ci copierà

Sebbene l’atteggiamento prudente con cui l’Italia ha affrontato l’emergenza sanitaria di covid-19 abbia riscosso i plausi della maggior parte delle autorità sanitarie europee, per l’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti il paese da seguire è la Svezia.

Proprio il paese scandinavo, nelle scorse settimane al centro di numerose polemiche per aver deciso di non imporre alcune restrizioni, sarebbe adesso il modello virtuoso a cui tutti gli stati europei (e del mondo) dovrebbero tendere.

Stando a quando riporta NewsRepublic infatti, il capo del Programma di emergenze sanitarie dell’OMS, Michael Ryan, all’interno di una conferenza stampa inerente alla Fase 2 ha indicato in quello svedese il miglior modello di convivenza con il coronavirus, dichiarando: “Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire. Il loro modello è una strategia forte di controllo, una forte fiducia e collaborazione da parte della comunità”.

Secondo l’esponente del OMS infatti, la Svezia potenziando il proprio sistema sanitario nazionale, ponendo il focus sulle persone residenti nei luoghi di cura e ponendo l’accento sulla rilevanza del rispetto delle norme di igiene e di distanziamento sociale, avrebbe attuato la miglior strategia possibile.

A stupire nelle parole di Michael Ryan vi è senza dubbio il fatto che la Svezia sia diventata famosa per aver deciso di non imporre alcun lockdown, con negozi, bar e ristoranti che sono sempre rimasti aperti. Cosi come, in alcune zone, le scuole.

Le uniche restrizioni che sono state imposte alla popolazione svedese sono state quelle relative agli eventi con più di 50 persone, le manifestazioni sportive e le visite museali.

Lasciano il pallino del gioco in mano al buonsenso della popolazione, la Svezia è riuscita, ad oggi, a contenere il virus, registrando “solamente” poco più di 20.000 contagi e 24262 morti.

Numeri che se paragonati a quelli italiani possono fare molto riflettere.

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