Covid-19. Fugatti vuole la cura al plasma in Trentino

Il Presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha aperto alla cura al plasma per combattere l’emergenza Covid-19. La cura, attualmente sperimentata negli Ospedali di Mantova e Pavia con un discreto successo, è stata messa sul tavolo della Giunta provinciale.

Nel bollettino di oggi, il Presidente Fugatti insieme all’Assessore alla Salute Stefania Segnana e al direttore generale dell’Apss Paolo Bordon ha annunciato che c’è la disponibilità a valutare la cura col plasma iperimmune delle persone guarite, al fine di curare gli attuali contagiati. Tutto questo però non deve far dimenticare l’attuale quadro clinico provinciale: nell’ultima giornata sono stati 3 i decessi registrati di cui un 37enne, portando il bilancio totale dei deceduti a quota 426; i guariti ammontano a 2.572 mentre ci sono ancora 1.024 contagiati a domicilio, 501 in RSA, 126 in Ospedale e 15 in Terapia Intensiva.

Fugatti ha comunque ribadito che dal 18 maggio, qualora i numeri continuassero a scendere, ci saranno ulteriori aperture, dando vita a una effettiva “ripartenza” del Trentino. “Quello che chiediamo ai cittadini è di essere prudenti” ha sottolineato Fugatti. “La mascherina e le distanze sociali sono le precauzioni indispensabili da seguire per ripartire responsabilmente. Per avere delle aperture anticipate al 18 maggio abbiamo bisogno di stabilizzare ulteriormente il contagio, oggi abbiamo iniziato i test sierologici“. A tal proposito, Bordon ha affermato che il Trentino è la prima realtà italiana a realizzare un’indagine epidemiologica così importante.

L’Apss sta dunque esaminando i protocolli seguiti negli ospedali di Pavia e Mantova legati al plasma iperimmune ed è inoltre in arrivo in Provincia una macchina necessaria alla lavorazione del plasma che verrà utilizzata non appena possibile, mettendola a disposizione di tutte le strutture sanitarie trentine. Non sembra dunque un caso che anche sul proprio profilo Facebook il Presidente Fugatti abbia pubblicato, nella serata di ieri, un servizio giornalistico sul reparto Covid-19 dell’Ospedale di Mantova. Al momento, la cura al plasma sembra essere la strategia sanitaria per permettere la ripartenza del Trentino.

IN BREVE – Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha firmato una nuova ordinanza, la 23^ dall’inizio dell’emergenza, che prevede alcune novità rispetto alle misure introdotte in Trentino per il contenimento del Coronavirus. La novità più importante e attesa, soprattutto dai gestori di bar, gelaterie, pasticcerie, ristoranti e pizzerie al taglio, riguarda la possibilità di consumare all’aperto le bevande o il cibo d’asporto acquistato, rispettando le distanze e senza creare assembramenti.

ARIA IN TRENTINO – Il perdurare del blocco della circolazione stradale ha consentito una diminuzione delle concentrazioni che, paragonando i valori degli ultimi 5 anni, risultano di circa il 40% al di sotto delle medie del medesimo periodo in tutta la provincia.
Le concentrazioni massime orarie di biossido di azoto evidenziano, inoltre, una marcata diminuzione delle concentrazioni durante i fine settimana che presentano, in questo particolare periodo contraddistinto dal lockdown imposto dall’emergenza Covid-19, un traffico veicolare ancor più esiguo. In ogni caso, è bene precisare che l’andamento temporale dei dati di inquinamento atmosferico è normalmente influenzato anche dalla variabilità delle condizioni meteorologiche.

BUONI PER LE FAMIGLIE –

Al fine di agevolare il rientro al lavoro delle madri durante la Fase 2 dell’emergenza da Coronavirus la Giunta provinciale, su indicazione degli Assessori alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana e allo sviluppo economico,
ricerca e lavoro Achille Spinelli, ha modificato lo strumento, già in essere, dei buoni di servizio FSE.
L’obiettivo principale è tutelare l’occupazione femminile con un meccanismo che darà priorità alle situazioni in cui entrambe i genitori lavorano e, con le scuole ed i servizi chiusi, necessitano di un supporto per accudire i figli.
La misura è rivolta alle madri lavoratrici del settore privato e del settore pubblico limitatamente ai comparti sanità, sicurezza, difesa e soccorso pubblico.
Con le novità introdotte dall’esecutivo le madri, se richiamate al lavoro fuori casa, potranno ottenere servizi di cura e custodia domiciliare per i propri figli, in attesa che possano essere riattivati almeno in parte i servizi di accompagnamento e cura dei minori in forma collettiva.
Il provvedimento, che ha durata fino al 31 luglio 2020, prevede un costo orario di 20 euro per famiglia con 1 figlio e 25 euro per 2 o più figli; l’onere a carico delle famiglie è pari al 10% del costo del servizio. L’intervento è inoltre cumulabile al contributo erogato dall’INPS di 600 euro riguardante il bonus baby sitter, in modo da ridurre il costo residuo in carico alle famiglie. Si stima di sostenere economicamente circa 1000 nuclei familiari; le risorse messe in campo dalla Giunta ammontano a circa 4,5 milioni di euro.