Luca Guglielmi: Ulteriori norme restrittive come uno sgambetto tecnico? Intervento su INAIL

Senza ripresa economica il Trentino non riuscirà neanche a mantenere in piedi il sistema sanitario e di welfare locale, bisogna ripartire.

Il Consigliere Luca Guglielmi ha presentato in argomento Covid e conseguenze su INAIL (Disposizioni della sede nazionale) un ordine del giorno atto a verificare che le nuove disposizioni in materia di Sicurezza sul Lavoro che insistono su INAIL per quanto concerne l’ipotesi di considerare il Datore di lavoro come responsabile unico dello sviluppo epidemico in azienda, e l’infortunio come unico esisto per contagio Covid-19, considerate entrambe fortemente lesive dei diritti d’impresa e poco chiare in relazione ai diritti dei lavoratori, siano verificate e rese applicabili limitatamente alla competenza del caso (ad esempio chiarendo quali sono i contesti in cui un contagio si può attribuire a un infortunio e dove no). Il sospetto è che le disposizioni poste in essere – non ancora ratificate – siano in conflitto con il diritto d’impresa e con il diritto al lavoro, nonché siano prive di un fondamento giuridico: non esiste infatti modo per provare, ad esempio, che una persona abbia contratto un virus in azienda, laddove invece l’azieda offra i DPI sufficienti e necessari alla prevenzione del contagio.

Un’argomentazione molto simile a quanto supportato anche dal resto della parte politica trentina, la Senatrice Elena Testor nella giornata di ieri era intervenuta in merito alla folle proposta di identificare nel Datore di lavoro il responsabile penale di una eventuale occasione di contagio (non tracciabile) di un dipendente per contaminazione diretta o per cross contaminazione.

Dello stesso parere anche il Centro destra trentino e il Consiglio Provinciale e Regionale che in queste ore stanno esaminando la proposta per la definizione delle normative sulla Sicurezza dei lavoratori e sulle diposizioni d’impresa previste per le riaperture.

In mattinata anche il Consigliere Claudio Cia aveva espresso perplessità sulla possibilità di riaprire con la responsabilità d’impresa che si fa carico anche di un virus.

A piovere critiche anche dalla sinistra altoatesina in tema di competenze dove il Consigliere Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che: “nella versione emendata, tutte le misure essenziali non sono state e non sono decise dalla Provincia, ma imposte dallo Stato italiano. Ciò significa che non si tiene minimamente conto delle particolari esigenze del territorio, rendendo così ancora più difficoltoso il superamento della crisi, e comporta inoltre una disparità di trattamento dei territori che fanno parte della regione europea del Tirolo.”

Sempre dall’Alto Adige mitiga il contrasto il Consigliere Alessandro Urzì che ha presentato una vera e propria relazione sulla normativa in esame.

“Il tema della differenziazione su base regionale e locale delle misure di contenimento della diffusione del virus è condivisa anche da questa parte, autrice di questa relazione di minoranza – ha detto – il tema è la tempistica e la scelta dello strumento normativo, la decisione di superare la cornice quadro nazionale in una improvvida sfida istituzionale carica di significati che vanno oltre la contingenza e si inseriscono in un quadro di insofferenza dell’autonomia locale verso il semplice dovere di raccordo e leale collaborazione fra i diversi livelli istituzionali.”

Quello che non è chiaro è il motivo per cui in questa fase si voglia attribuire una responsablità ulteriore ed arbitraria, non dimostrabile, alle aziende. Se si tratti di uno spauracchio o di una grave inesattezza è certamente da chiarire.

Essendovi già una normativa precisa ed esatta inerente il rischio biologico in azienda – anche di fronte a un’epidemia gravissima – non ha alcuna logica, se non puramente di matematica economica, ancor peggio politica e di imbonimento, creare una confusione diffusa sulle possibilità, non attuabili in pratica, di riaprire con il peso di una valutazione arbitraria di un rischio. La valutazione esatta del rischio biologico – infatti – è già predisposta dalla vigente legge, che prevede i casi esatti in cui sia contemplato il contagio come rischio lavorativo, che tuteli magari di più coloro che sono già inseriti nel quadro (lavoratori che sono impiegati nei reparti infettivi, di pronto intervento, sanitari, come chiedono i medici ad esempio).

Il gradiente di rischio è una misurazione esatta. Non certo un fatto definibile con una disposizione transitoria. Ennesimo caso che dimostra l’inadeguatezza dei proclami TV in seno al giudizio tecnico. Premesso ciò rendiamo noto quanto inviato per iscritto dal Consigliere in tema di lavoro e di riaperture.

“L’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus ha indotto, per il suo contenimento, lo stop immediato e forzato di tutte le attività economiche ed imprenditoriali del nostro Paese. Questo non ha però fermato lo spirito di tantissimi imprenditori ed attori economici che, anche nel periodo di quarantena, hanno continuato a ragionare, ad interrogarsi, a cercare risposte per poter ripartire appena possibile. Diversi sono stati i momenti di confronto tra le categorie economiche e sociali anche della nostra provincia con i dipartimenti competenti. Dai tavoli di lavoro costituiti per delineare i disciplinari per la ripartenza lo spirito è sempre stato costruttivo e dettato sì da incertezze ma soprattutto dalla grinta, dalla voglia di “rimettersi in pista” il prima possibile ed in sicurezza.
Uno dei settori che dovrà “reinventarsi” in maniera quasi totale sarà anche quello della ricettività, dell’alberghiero. Uno dei più trainanti tanto per la nostra Provincia che per lo Stato Italiano.
È compito anche della politica accompagnare il mondo imprenditoriale e sostenerlo nella ripartenza, indicando modalità che garantiscano sicurezza ma che non disincentivino l’imprenditore nella ripartenza. Questo in Provincia Autonoma di Trento è stato fin da subito chiaro ed attuato, pare che la stessa cosa non sia stata interpretata allo stesso modo a livello nazionale. Con il decreto “Cura Italia” infatti, nell’ambito delle misure inserite nel titolo I (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale), all’INAIL (Istituto Nazionale Infortuni sul lavoro e malattie professionali) è dato il compito di far fronte a questa situazione emergenziale.
La tutela infortunistica INAIL nei casi di infezione da coronavirus avvenuti in ambito lavorativo (chiarita all’articolo 42 comma 2) tutela tali infezioni inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro, ponendo sullo stesso piano la causa virulenta alla causa violenta. Proprio le ultime circolari INAIL considerano il contagio da Covid come infortunio sul lavoro e non come malattia, portando così diverse aziende a non considerare l’opportunità di riaprire nel breve/medio termine e in alcuni casi a non farlo mai più.

Se molte aziende sono disponibili e pronte ad attuare e prevedere protocolli ad hoc di sicurezza molte meno sono quelle pronte ad assumersi la responsabilità penale di un contagio indicato come infortunio sul lavoro.
Una situazione che preoccupa anche il settore alberghiero che, con la voce unitaria di Federalberghi, aveva fatto presente questo tanto al Governo nazionale, senza peraltro essere stato, viste le conclusioni, ascoltato.
Non solo, si pensi a tutta la filiera dell’industria; devono far riflettere le dichiarazioni del Patron de “La Sportiva” Lorenzo Delladio che, a seguito della decisione INAIL di considerare l’imprenditore come responsabile diretto del contagio, ha dichiarato di non riaprire la produzione, pur essendo tecnicamente pronto a ripartire.
Conscio che la disciplina è di stampo nazionale, sapendo che l’Assessorato è già impegnato in interlocuzioni istituzionali”.

Segue l’impegno del Consigliere Guglielmi in sede del parlamento locale. “Tutto ciò premesso, il Consiglio Provinciale impegna la Giunta ad: Attivarsi in tutte le sedi di ogni ordine e grado competenti al fine di modificare queste circolari e nello specifico l’equiparazione causa virulenta a causa violenta. Attivarsi nei confronti del Governo nazionale affinché lo stesso ponga in atto reali aiuti alla ripartenza, evitando “sgambetti tecnici” che porteranno solo alla serrata definitiva di diverse aziende che chiedono invece esclusivamente di poter tornare a produrre reddito, a fare economia.” A firma del Consigliere
Luca Guglielmi.