Crolla la produzione: “peggio del 2008”. Ma in Trentino l’unico problema sembra essere la scuola

Che l’epidemia di coronavirus e il lockdown imposto dal Governo avrebbero avuto pesanti ripercussioni sull’andamento economico italiano era noto (più o meno) a tutti. Con il paese fermo e la gente costretta a rimanere chiusa in casa era impossibile pensare che il paese non avrebbe subito un pesante contraccolpo.

In quest’ottica non stupiscono affatto i dati resi pubblici dall’Istat in merito all’indice della produzione industriale. Dati che hanno evidenziato un pesante passivo (-28.4%) tra il mese di marzo 2020 e quello di febbraio 2020, con il calo che sale sino al 29.3% se si rapporta a quello dello stesso mese del 2019. L’Istat ha chiarito inoltre come nel primo trimestre 2020 la produzione industriale sia calata del 8.4% rispetto al quarto trimestre del 2019.

Nello specifico l’analisi dell’Istituto nazionale di Statistica ha evidenziato come a subire maggiori danni sia stato il comparto della fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), seguito da quello delle industrie tessili e dell’abbigliamento (-51,2%), e da quelli relativi alla fabbricazione di macchinari (-40,1%) e fabbricazione di prodotti in metallo (-37%). L’unico settore riuscito a contenere il calo è quello delle industrie alimentari, delle bevande e del tabacco, che ha registrato “solo” il -6.5%.

L’Istat nel suo report ha chiarito come questo calo sia uno dei peggiori degli ultimi 30 anni, superando per distacco anche quello legato alla crisi economica del 2008-2009. Questi dati possono far molto riflettere su quali siano le reali necessità del paese in un momento in cui il virus sembra aver allentato la morsa e l’Italia sembra poter essere pronta finalmente a ripartire.

Questi dati dovrebbero essere presi come un monito anche in Trentino, dove nell’ultimo periodo l’opinione politico-mediatica, si è troppo spesso concentrata sui problemi dell’istruzione e della scuola, attaccando senza pietà assessore e Giunta. 

Pur riconoscendo l’assoluta rilevanza che la didattica ricopre all’interno della nostra società, è bene individuare quali siano le necessità primarie del paese. E, purtroppo, in questo momento è fondamentale far ripartire l’Italia anche attraverso nuove proposte, non trincerarsi dietro aprioristiche polemiche, mosse solo per agitare gli animi.