La sfida vinta da Fugatti: non raddoppiare i tamponi fatti, ma quasi triplicarli

Era il 21 marzo e il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, nel pieno dell’emergenza Covid-19 subiva pressioni sul numero di tamponi effettuati. A pesare la politica dei tamponi a tappeto perseguita da Zaia, una politica da molti esaltata e che era frutto di critiche nei confronti della gestione Fugatti. Proprio il presidente in quell’occasione aveva detto: “dalla prossima settimana aumenterà la disponibilità dei tamponi: ne saranno disponibili 1000 al giorno”.

Domenica scorsa in Trentino sono stati effettuati 1.978 tamponi, 1.191 da parte dell’Azienda sanitaria e 787 dal Cibio. Era il dato più alto dall’inizio della pandemia che pone la Provincia autonoma di Trento al primo posto in Italia se si considera il rapporto fra popolazione residente e numero di tamponi effettuati.

Un dato oggi ampiamente superato con i 2700 tamponi effettuati. Nei fatti una promessa mantenuta e superata oltre le più rosee previsioni. Il Presidente Fugatti ha anche ricordato che ciò non potrà portare a tamponi fatti a tappeto come richiesto da alcuni Sindaci. Il vero problema riguarda infatti l’assenza di reagenti in quantità sufficiente. In Trentino le scorte, grazie al lavoro fatto, è positivo, ma si tratta di materiali difficile da trovare sul mercato.

“Ci siamo mossi per tempo per non rischiare di veder compromessa la possibilità di una riapertura degli esercizi. Ora è chiaro che la notizia dell’approvazione di linee guida elaborate da Inail riallinea le posizioni”. Lo precisa l’assessore allo sviluppo economico lavoro e ricerca, Achille Spinelli che interviene sul tema delle riaperture di alcune attività commerciali al centro delle interlocuzioni fra Provincia e Governo.
“Il fatto che Inail non abbia partecipato ai nostri tavoli – ricorda l’assessore – rischiava di mettere i nostri imprenditori in una posizione scomoda qualora non si fossero rispettate le distanze imposte a livello nazionale. Sappiamo che la responsabilità è in capo al datore di lavoro e cercheremo di approfondire ulteriormente le diverse casistiche. Per questo daremo indicazione ai nostri tavoli di lavorare nella direzione di integrare le linee nazionali, disponendo in modo più specifico per conto nostro. Ovviamente andando tutti nella direzione di un recupero delle attività, ma in piena sicurezza di lavoratori e cittadini.