Vacanze sì, tra “certificati di negatività” e misure Ue svantaggiose: cosa si sa

Nel frattempo anche la Commissione europea sembra già aver delineato un quadro comune abbastanza chiaro, ma (ancora una volta) ai "danni" dell'Italia. Ecco perché...

Ora che il coronavirus sembra aver allentato, seppur leggermente, la propria presa sull’Italia, è arrivato il momento di ripartire e cercare, nonostante le restrizioni e gli avvertimenti in essere, di tornare alla normale quotidianità cercando contestualmente di risollevare il paese dalla crisi che lo stop forzato ha generato.

Uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica è stato senza dubbio quello turistico, con alberghi, ristoranti e strutture che si sono viste impossibilitate a lavorare subendo pesanti perdite. Ora che il paese è entrato nellaFase 2, che dal prossimo 18 maggio dovrebbe arricchirsi di ulteriori libertà, spetterà alle regioni decidere come muoversi e come gestire la riapertura.

Una volta riaperti bar, ristoranti e alberghi sarà importante capire come gestire l’eventuale flusso turistico di chi, potendoselo permettere, deciderà di andare in vacanza questa estate. In aiuto è arrivato il Comitato tecnico scientifico che ha prontamente stilato una serie di linee guida per permettere ai turisti di soggiornare e fare le vacanze con la maggior sicurezza possibile.Si parte dal distanziamento di almeno 10 mq dei bagnanti nelle spiagge private, arrivando fino all’eliminazione delle aree comuni (ad esempio colazioni, pranzi e cene a buffet) per gli alberghi.

L’unica certezza, ad oggi, sembra essere quella relativa ai severi controlli cheComuni e Regioni dovranno operare per impedire che il coronavirus possa bloccare nuovamente la stagione estiva. Sarà fondamentale accertarsi sullo stato di salute dei turisti e per farlo, in mancanza di un vero passaporto sanitario, servirà la massima attenzione da parte di tutte le autorità.

Una delle proposte maggiormente ventilate è stata sicuramente quella relativa al test sierologico da sottoporre a tutti i turisti, possibilità però che è stata seccamente bocciata dal Ministero della Salute che ha riferito come il test non abbia valore diagnostico e che servirebbero comunque i tamponi per avere l’assoluta certezza della negatività al covid-19.

In attesa che dal Governo arrivino ulteriori specifiche sulle modalità con cui il settore turistico potrà ripartire, ad oggi, l’unica certezza rimane quella che per andare in villeggiatura non si dovrà essere positivi al coronavirus. Nel frattempo anche la Commissione europea sembra già aver delineato un quadro comune abbastanza chiaro:

“La Commissione europea propone un approccio graduale e coordinato per l’allentamento delle restrizioni ai viaggi tra aree e paesi membri con situazioni epidemiologiche sufficientemente simili”, ha fatto sapere il Presidente Ursula von der Leyen pronunciandosi sul turismo in tempi di coronavirus. Un ok, sostanzialmente, agli accordi bilaterali tra gli Stati “per consentire gli spostamenti per motivi non più strettamente necessari, che siano turistici o per andare a far visita a famigliari, a condizione che non ci siano discriminazioni di nazionalità”. Ma, come rilanciato anche dall’huffingtong post, “permettere che alcuni Paesi aprano le loro frontiere a passeggeri provenienti da Paesi con un basso tasso di contagio” fa sì che l’Italia, essendo invece tra i Paesi più colpiti ed esposti, venga sfavorita nel flusso turistico. Su come faranno invece Regioni, Comuni e strutture ad accertarsi del non contagio tra i cittadini interni, questo è ancora un mistero.