Merano: La ripartenza in sfida a Roma riaccende i fuochi secessionisti. Urzì: fermiamoli

Il movimento indipendentista si fa sentire sempre più spesso.

photocredit: www.alessandrourzì.it

Iatz! – Subito, inteso come, via dall’Italia, subito.” La scritta di fuoco è stata accesa ieri sera poco dopo le 19 sulle pendici sopra il paese di Tirolo, ben visibile da Merano e da gran parte della valle dell’Adige. La solita scritta secessionista ed antitaliana. Come le tante che sono apparse in questi giorni in tutta la provincia. Opera – come si legge sul portale Unsertitol24.com degli irriducibili Schuetzen della val Passiria.

Un’altra provocazione, l’ennesima, in queste settimane, dopo che la Giunta provinciale aveva gettato letteralmente benzina sul fuoco delle rivendicazioni secessioniste con la sua fuga in avanti nell’emanare una legge per differenziare l’Alto Adige dal resto d’Italia nella fase di uscita dal virus. Anni di complesse mediazioni sul piano linguistico bruciati in un colpo per anticipare di poche ore le riaperture rispetto al resto del Paese.

Ma accesa la miccia, striscioni di giorno e fuoco di notte, queste frange di estremisti non perdono occasione per mettere in atto provocazioni fuori dal tempo e dalla storia, ancora più antipatiche perché puntano a risvegliare fantasmi del passato, mentre la gran parte della popolazione, quella che lavora e che è la vera ricchezza di questa terra, è alle prese con una lenta ripartenza tra mille dubbi e preoccupazioni, con i soldi degli aiuti promessi che fanno fatica ad entrare nelle tasche dei cittadini.

Più insidiosi del virus che tra mille sforzi stiamo debellando i messaggi di questi provocatori minano la pacifica convivenza dei tre gruppi linguistici e cozzano contro la voglia di normalizzazione che più di ogni altra cosa interessa in questo difficile momento agli altoatesini.

Vanno disinnescati. Subito. Lo ha dichiarato il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia – L’Adige nel cuore Alessandro Urzì.

Los von Rom anche a Bressanone. La “via altoatesina sul Covid” ha letteralmente aperto le dighe dell’estremismo secessionista. Prima la notte dei fuochi, solo pochi giorni fa, la si ricorderà, con le scritte sui monti a rivendicare il preteso diritto a scegliere una strada lontana da Roma mentre in Consiglio provinciale si discuteva della legge frutto della rottura con le istituzioni nazionali.

E questa notte (come ha denunciato per primo il consigliere comunale di Bressanone Antonio Bova) i provocatori, che hanno strumentalizzato anche la tragedia del virus per rivendicare di essere più austriaci che italiani, si sono fatti vivi a Bressanone, in piena città, affiggendo uno striscione con un richiamo alla secessione su Ponte Aquila. Dopo la denuncia di Bova repentino l’intervento delle forze dell’ordine e del Comune che hanno provveduto a rimuovere lo striscione.

Mi sono sentito in giornata con Bova esprimendo alla cittadinanza di Bressanone, attraverso di lui, la nostra solidarietà per il messaggio provocatorio, che cavalca il difficile percorso del ritorno alla normalità per rivendicare una terzietà dell’Alto Adige dall’Italia. Avendo a modello sempre l’Austria.

La responsabilità purtroppo sta nelle forze che hanno giocato sull’ambiguità del braccio di ferro politico con Roma facendo passare il messaggio che ora le frange più radicali cavalcano a briglia sciolta.

La responsabilità anche di chi non ha compreso la portata non solo tecnica ma soprattutto politica di questa sfida, anche legislativa, forzando sulle competenze, che la Provincia non aveva, come atto di pura sfida. Come, solo simbolicamente, lo è quella dei secessionisti con il loro Los von Rom su ponte Aquila a Bressanone.