Studente australiano critica la Cina, ora rischia l’espulsione dall’Università

Ha dell’incredibile la storia di Drew Pavlou, studente australiano 20enne che starebbe rischiando l’espulsione dalla propria Università per aver criticato la Cina e la politica del Partito Comunista e di Xi Jinping. La storia, raccontata anche dal Washington Post è molto particolare.

L’Università del Queensland, con sede a Brisbane, ha inviato qualche settimana fa a Pavlou un dossier di 186 pagine, con 11 dettagliati allegati contro la sua persona, reo di non aver pagato una penna nel negozio del campus e di aver danneggiato la reputazione dell’Università, avendo pubblicamente condannato la repressione delle proteste studentesche di Hong Kong dello scorso novembre. Per quanto riguarda la penna, lo studente afferma di averla presa temporaneamente per scrivere un appunto, rimettendola poi al suo posto una volta terminato.

Il passaggio relativo alla reputazione viene chiarito dal fatto che la stessa Università si ritiene “partner della Cina in un contesto di economia globale”. Una posizione che certo difficilmente si concilia con le provocazioni perpetrate da Drew Pavlou, reo tra le altre cose di aver posto una tuta ignifuga fuori dall’Istituto Confucio presente nel campus universitario. Gli istituti Confucio sono recentemente entrati nell’occhio del ciclone di alcune polemiche europee, essendo stati considerati come possibili centri di spionaggio utilizzati dal Governo cinese.

Oltre alle provocazioni, Pavlou si è però sempre distinto per le sue battaglie legate a temi sociali importanti, come la lotta alla repressione delle minoranze religiose in Cina – sia gli uiguri islamici che i tibetani buddisti – o il sostegno alle richieste di maggior democrazia. Ora il suo destino come studente universitario a Brisbane sembra appeso a un filo. Già lo scorso 27 aprile, in un tweet, ha dichiarato quanto segue: “Sono veramente dispiaciuto nell’informarvi che l’Università del Queensland valuterà la mia espulsione dopo un incontro segreto. La notte in cui ho consegnato 250 cesti con rifornimenti per studenti bisognosi, ho ricevuto un dossier confidenziale di 200 pagine contenente accuse contro di me, riguardanti le mie critiche pubbliche contro il vice-cancelliere dell’Università, la sempre maggior aziendalizzazione dell’ateneo, così come le mie critiche ai legami tra l’Università e il Partito Comunista Cinese o il mio sostegno a Hong Kong“.

Oltre a queste accuse, il dossier è corredato di molteplici lamentele frivole e vessatorie riguardo alcuni miei post satirici pubblicati online. Ritengo che queste lamentele nasconda la vera natura dell’incontro del 27 aprile, ovvero un tentativo di punirmi per aver espresso pubblicamente i miei pensieri politici e per aver sfidato l’Università sui suoi rapporti immorali con aziende e dittature come la Cina” prosegue in un post su Twitter lo studente.

Questo sfortunatamente si inserisce in una lunga lista di ostilità tra l’Università e il sottoscritto in quanto studente. Quando sono stato aggredito nel campus da parte di sostenitori del Governo cinese lo scorso luglio, l’Università del Queensland si è concentrata nel cercare di bloccare il mio tentativo di organizzare un comizio condannando la violenza, piuttosto che nel proteggermi” continua Pavlou. “Quando Xu Jie, Console Generale della Cina a Brisbane e professore onorario all’Università del Queensland, ha appoggiato la violenza contro di me, l’ateneo ha rifiutato di chiederne le dimissioni“.

Continuerò a combattere questo sistema ma al momento non sembra andare molto bene. Come chiunque abbia vissuto a lungo una forma di depressione, condizione sanitaria di cui l’Università è a conoscenza, questo tentativo della mia università di intimarmi il silenzio ha avuto un impatto tremendamente negativo sulla mia salute mentale. Cerco di riposarmi e di prepararmi all’incontro” ha concluso il ragazzo, in attesa della “sentenza” che verrà emessa il prossimo giugno.

Un lungo post che potrebbe sembrare a una prima lettura particolarmente difensivo, tuttavia anche il Washington Post ritiene “altamente inusuale” una simile azione accademica contro uno studente in un Paese senza specifiche normative in materia di libertà d’espressione. Non solo, ma sul caso dell’aggressione, quando Xu Jie dichiarò attraverso il sito del consolato di sostenere le contromanifestazioni degli attivisti cinesi, è intervenuta anche il Ministro degli Esteri australiano Marise Payne, avvertendo i diplomatici stranieri di rispettare la tradizione australiana legata alle proteste legali.

Pavlou è stato anche eletto in passato nell’organo equivalente al Senato accademico italiano della sua Università, consentendogli dunque di avere un ruolo ufficiale attraverso il quale dare maggior voce alle sue critiche contro la Cina, che negli ultimi 5 anni ha inviato nel Università del Queensland oltre 11mila studenti.

L’Università, dal canto suo, afferma che Pavlou non verrà penalizzato per il suo credo politico, ma si aspetta che gli studenti rispettino i valori e le aspettative della comunità accademica. Ma non sembra essere un caso isolato quello dell’Università del Queensland, dal momento che il Governo australiano già in Agosto aveva stabilito di formare una task force per indagare sulle interferenze straniere nelle Università.