La cultura dell’Alto Adige in crisi

I like non bastano.

Basta uno sguardo alla delibera della Giunta provinciale per promuovere la cultura in tempi di emergenza epidemiologica per capire quanto i tre Assessori provinciali alla cultura non abbiano il contatto con la realtà e mostrino scarsa sensibilità. 

Il sostegno agli operatori culturali locali è possibile solo attraverso organizzazioni che offrono opportunità di lavoro agli artisti. I finanziamenti sono disponibili anche per le organizzazioni che offrono servizi culturali online, tramite webcam, homepage, piattaforme informatiche, ecc. Ciò significa, cari artisti, che potete scordarvi il pubblico dal vivo, si sta meglio in rete. Offrite le vostre performance online, per molti likes, per molti applausi, ma senza alcun ritorno economico. Il Team K chiede un programma di investimenti per la cultura altoatesina. 

Per la maggior parte degli operatori culturali e per i servizi che ci ruotano attorno (tecnici, logistica, catering, attrezzature, ecc.) il reddito è rimasto fermo a zero per settimane. La disperazione, le difficoltà finanziarie, l’incertezza per la pianificazione di tutte le persone coinvolte nel settore sono preoccupanti. Se si considera che in Austria – ad esempio – il valore aggiunto creato dalla cultura è superiore a quello dell’agricoltura, risulta incomprensibile quanto questo settore sia trascurato nelle misure di sostegno recentemente deliberate. 

Il consigliere provinciale Alex Ploner è deluso dalle misure intraprese per fronteggiare la crisi nel settore culturale: “Secondo me, le recenti proposte degli assessori provinciali alla cultura sono una testimonianza di completa indifferenza verso gli operatori culturali del nostro territorio, siano essi bande musicali, associazioni teatrali, tecnici del suono, tecnici dell’illuminazione, musicisti professionisti, ecc. La dichiarazione dell’assessore Achammer apparsa sul suo blog personale all’indomani dell’approvazione della legge provinciale la dice lunga sulla sua comprensione del mondo culturale. Scrive l’assessore: ‘Dopo queste otto settimane di stasi della vita culturale, ci ricorderemo sicuramente di un post o un video culturale pubblicato in rete. Alcuni operatori culturali continueranno la loro attività anche online, il che dimostra che riconoscono le opportunità che offre il digitale’. Di quali opportunità stiamo parlando, Assessore? Con i commenti, i likes e gli applausi virtuali, gli artisti e chi lavora nel settore culturale e degli evento non potranno pagare l’affitto, il mutuo e mettere in tavola la cena per i figli. La cultura ha anche bisogno di un pubblico. Una mostra senza vernissage non è interessante per molti artisti. Le persone vogliono stare davanti a un quadro, scambiarsi opinioni con i presenti o con l’artista e non guardare opere al cellulare o sullo schermo di un computer”. 

Soprattutto ora, in questo momento di crisi, le debolezze della politica culturale provinciale stanno diventando evidenti. L’istituzione di un fondo di previdenza sociale per gli artisti è stata rinviata per anni. Quando il Team K l’ha proposto in Consiglio provinciale, Achammer ha detto che la relativa legge dovrebbe essere approvata nel corso del 2020. Questa situazione rappresenterebbe una buona occasione per far seguire le parole ai fatti. 

Inoltre, da anni mancano una visione e un programma culturale chiaro per la nostra provincia, che coinvolga tutti i gruppi di interesse. Quali iniziative vengono sostenute e come (revisione delle politiche di finanziamento), quali reti creare (economia, turismo, scuola e cultura), come incentivare le sponsorizzazioni culturali e il mecenatismo? 

Domande pressanti che richiedono finalmente risposte e fatti concreti. Rappresentativi della situazione sono anche le prese di posizione dell’Alleanza per la cultura e del Südtiroler Künstlerbund il giorno dopo l’approvazione della delibera di Giunta. E’ evidente che in questa occasione la politica non ha coinvolto gli operatori culturali, altrimenti alcuni problemi sollevati sarebbero già stati risolti. 

C’è un altro aspetto che sembra passato in secondo piano: gli artisti sono di solito lavoratori autonomi, raramente organizzati in associazioni e quindi esclusi dalla maggior parte delle misure di sostegno della Giunta provinciale.

“Abbiamo bisogno della musica, della danza, della letteratura e dell’arte. Ora più che mai. Innsbruck ci mostra la strada: commercianti, marketing cittadino e  teatri coinvolgono gli artisti per cantare, recitare e fare musica per i passanti nel centro storico. In questo momento nella politica di promozione culturale sono necessari creatività, rapidità, coraggio e fiducia. Trovo difficile immaginare un’estate senza concerti, artisti di strada, teatro, cinema o danza. In molti ambiti si parla di regionalità. L’IDM ha condotto campagne marketing per settimane. La crisi legata al coronavirus dimostrerà quanto chi governa la nostra provincia prenda sul serio la regionalità nella cultura e il sostegno agli operatori culturali locali. Forse gli 1,5 milioni di euro spesi per il concetto del Giardino vescovile di André Heller a Bressanone sarebbero stati meglio investiti per gli artisti locali giovani, innovativi, coraggiosi e promettenti. Secondo il paper dell’IDM ‘Cultura e città’, soprattutto i turisti si aspettano autenticità ed emotività nella cultura. Ma queste non arrivano da Vienna o dallo schermo di un computer” conclude Alex Ploner.