Fratelli d’Italia in Trentino vuol bruciare un’occasione d’oro

Avevamo promesso di non affrontare più certi temi, ma a volte è impossibile astenersi. Riparliamo di Fratelli d’Italia, anzi della destra in Trentino, che ancora una volta non coglie al balzo le opportunità che si prospettano. Così i mal di pancia sono stati un’occasione per far perdere di credibilità ai candidati Sindaci di Trento e di Rovereto, in un contesto dove non c’era bisogno.

L’ultimo caso a Rovereto dove inizialmente a contrastare il Sindaco uscente Francesco Valduga doveva essere il solo Andrea Zambelli, indicato da tempo come candidato Sindaco del centrodestra unitario a trazione Lega. Peccato che nella giornata di ieri, sia emersa la candidatura di Marco Zenatti, politico più navigato di Zambelli ed ex Alleanza Nazionale.

La seconda candidatura, però, nasce da una forte divisione – secondo quanto riportano gli organi di informazione – tra i due coordinatori provinciali di FdI, ovvero Andrea de Bertoldi e Francesca Gerosa. Una spaccatura che nasce già a livello ideologico, con de Bertoldi vicino all’area più “liberale” del partito, rappresentata dalla corrente di Adolfo Urso, mentre la Gerosa, vicina a Rampelli, farebbe parte del gruppo degli “ortodossi”.

Nulla di male nell’avere due visioni differenti, anzi, spesso le correnti finiscono per rinforzare l’elettorato del singolo partito. Tuttavia questo non avviene quando si cominciano a proporre candidati in contrasto tra loro, come nel caso di Rovereto o di Trento. Ovviamente, la Gerosa – premiata anche dal Centrodestra a trazione leghista con la presenza dentro i CdA delle controllate – ribadisce che il sostegno di Fratelli d’Italia a Zambelli è certo; tuttavia de Bertoldi non è dello stesso avviso.

Da questa situazione, la sezione trentina di Fratelli d’Italia dovrebbe trarre spunto per una riflessione. Nel 2018, al momento dell’elezione di Andrea de Bertoldi a Palazzo Madama, il partito di Giorgia Meloni si attestava in Trentino al 2,6%, con un picco del 3,6% nel Collegio uninominale di Trento dove il candidato era proprio l’esponente della corrente di Urso. Alle provinciali, complice anche la presenza di molte civiche di centro-destra, il partito ha chiuso con un 1,4% che non rendeva giustizia al lavoro della Gerosa e di de Bertoldi.

Alle europee, ultimo exploit di FdI prima del lockdown, il partito ha ottenuto nella Provincia Autonoma di Trento il 5,05%, quasi raddoppiando il risultato di un anno prima e vedendo la propria candidata al Parlamento europeo – proprio la Gerosa – intascare 1.380 preferenze personali, classificandosi seconda in provincia dietro a Giorgia Meloni.

Ora, quel 5,05% – pur essendo sotto la media nazionale del 6,7% delle Elezioni europee- ha comunque un peso importante, specie se si considera che a Trento il partito si attestava come quarta forza politica cittadina, mentre a Rovereto i consensi toccavano quota 5,35%. In proporzione con il trend nazionale, che oggi stima FdI intorno al 14,5%, non è impensabile credere che anche in Trentino il partito possa quantomeno puntare a ottenere il 10%.

Certo, per ottenere un 10% che sarebbe decisivo tanto nel capoluogo quanto – soprattutto – a Rovereto, dove alle europee il Centrodestra composto da Lega, FdI e Forza Italia si era fermato al 40% dei consensi, mantenere una compattezza e un’unitarietà del partito. Il lavoro per un rilancio di Fratelli d’Italia come protagonista in Trentino assieme alla Lega è difficile, ma fattibile se vi è l’obiettivo di non danneggiare le coalizioni.

Le correnti fanno bene ai partiti, se lavorano con l’interesse comune della crescita del gruppo. Altrimenti il rischio è di ottenere un risultato troppo al di sotto delle aspettative, andando a danneggiare entrambi i coordinatori provinciali.