Bisogna ritornare a fare scuola nei plessi scolastici di Gabriella Maffioletti

scuola

Una delle conseguenze più immediate dei mesi di lockdown, molto sentita da ogni famiglia per via delle inevitabili implicazioni che porta con sé, è stata quella della chiusura delle scuole, di ogni ordine e grado. Chiusura che ha posto mamme e papà di fronte al problema di dover gestire bambini e ragazzi a casa tutta la giornata, in concomitanza spesso con esigenze lavorative anch’esse da espletare a domicilio.
Il Ministero dell’Istruzione ha cercato di porre rimedio al problema ricorrendo a lezioni a distanza, tramite collegamento Internet, le quali però si sono scontrate con diversi ostacoli: la mancanza di pc di molte famiglie, una connessione a velocità non adeguata per mancanza di banda larga, il sovrapporsi dell’uso del computer da parte del genitore in modalità ‘smart working’. Tutto ciò ha comportato anche problemi psicologici nei ragazzi impossibilitati a seguire le lezioni, vittime innocenti di un senso di inferiorità rispetto a compagni più fortunati. Senza dimenticare che in tempi così grami, la spesa per un personal computer non è facilmente sostenibile da tutti. Ma il cuore della questione, quello su cui vogliamo puntare il faro della nostra attenzione, è un altro: la mancanza di contatto sociale e di partecipazione alla vita in comunità cui gli studenti sono costretti attualmente e, c’è da temerlo, anche nel prossimo futuro. Le parole del Ministro, evocanti scenari settembrini con classi a metà presenti e a metà a casa, con lezioni all’aperto, con assenza prolungata dai banchi, fanno venire i brividi.
Ci domandiamo di primo acchito cosa avremmo provato se da ragazzi, avessimo dovuto mancare l’appuntamento con la campanella della mattina, e crediamo di non essere in errore se diciamo che ci sarebbe venuta meno una componente fondamentale della nostra crescita umana e intellettuale, che si sarebbe ripercossa senza dubbio pesantemente sugli anni a venire e sulla persona che saremmo poi diventati. Ma come? La distanza di 1 metro va adottata, la mascherina è d’obbligo, la sanificazione dei locali prontamente espletata, ogni tipo di accorgimento atto a preservare la salute, come entrate e uscite da scuola ad orari diversificati, deve essere messo in campo, ma a scuola si deve andare. Senza se e senza ma. Si deve andare in primo luogo perché solo la lezione frontale può garantire quel grado di attenzione, d’impegno e di coinvolgimento tale da rimanere impressa nella mente del ragazzo, in seconda battuta perché solo la presenza dei compagni di classe e degli insegnanti può formare l’individuo, consentendogli di sviluppare una propria ben definita personalità e un proprio carattere, ed abituarlo a capire ed ascoltare le esigenze e i pensieri dell’altro, oltre che i propri. Inoltre, non va dimenticato il fatto che le lacune e i vuoti che eventualmente accompagnassero età cruciali come quelle dell’infanzia e dell’adolescenza porterebbero a delle cicatrici nell’uomo o nella donna adulta, con scompensi e difficoltà spesso più gravi di quello che si possa pensare.
Sembra che si assista negli ultimi giorni ad una maggior presa di coscienza, da parte di esponenti politici di spicco, della natura della questione, e che si muovano i primi passi verso una possibile normalizzazione, almeno parziale, delle direttive ministeriali. Ci auguriamo di cuore che il buon senso e la razionalità prendano il sopravvento, perché il mondo della scuola, già martoriato da plurime sciagurate riforme, merita una considerazione ben altra da parte della classe dirigente. Fucina dei cittadini e delle classi dirigenti di domani, non può assolvere tale fondamentale funzione se non ricevendo le attenzioni e le sovvenzioni che le sono vitali. Naturalmente, chiedono vendetta anche gli stipendi, spesso miserevoli, degli insegnanti, pur così importanti nella vita di ognuno di noi, tanto che tutti ricordiamo i nostri anni di studio con piacere e quasi con devozione verso chi ci ha formato. In definitiva, siamo convinti che sia assolutamente imprescindibile che a settembre vi sia il ritorno a scuola di tutti gli studenti, anche perché gli spazi che eventualmente servissero, possono essere ricavati nelle palestre, nelle ‘aula magna’ degli istituti, nei corridoi all’occorrenza, ma non è possibile derogare alla scuola in presenza, pena un vulnus profondo e irrimediabile nel processo di costruzione dello studente.

Gabriella Maffioletti
Vice coordinatrice di Forza Italia