Scuola: si torna in classe, ma il plexiglas era l’ultimo dei problemi

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Il Governo Conte II, per voce del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, è giunto a una soluzione per consentire da settembre il ritorno a scuola degli studenti, nel rispetto delle norme di sicurezza igienico-sanitarie. La soluzione, infatti, potrebbe essere l’inserimento di separatori in plexiglas, così da evitare la propagazione del contagio all’interno della classe.

Una soluzione che rappresenta comunque un passo avanti rispetto alla ‘biscuola‘, ovvero metà studenti in classe e l’altra metà da casa, attraverso la didattica a distanza. Tuttavia sono molti gli esponenti politici che ritengono quello del plexiglas un falso problema.

Prima di acquistare il plexiglas per separare gli alunni, ricorderei al Ministro Azzolina che nelle nostre scuole mancano i docenti, le connessioni wifi, le biblioteche e persino la carta igienica” afferma Giovanni Toti, Presidente della Liguria. “Non dimentichiamoci inoltre che alcune scuole cadono a pezzi. Ripartiamo dalle basi scolastiche” conclude il leader di Cambiamo, sollevando una serie di questioni importanti.

Difatti pochissime classi rispetterebbero le norme di distanziamento sociale: non sono infrequenti infatti casi di classi pollaio, con un numero di studenti compreso tra 25 e 30 alunni, stipati in aule dove le distanze di sicurezza non possono fisicamente essere rispettate.

La soluzione naturale sarebbe ridurre il numero di studenti per classe, creando nuove aule e nuove classi. Ma le ripercussioni economiche potrebbero essere significative: si dovrebbe infatti cercare un sito dove costruire la nuova aula, realizzarla seguendo tutti i parametri di sicurezza – tra cui quelli antisismici, visto che non esiste solo il Coronavirus – e soprattutto si dovrebbero assumere un maggior numero di docenti, dal momento che per diritto sindacale il monte orario non può essere rivisto al rialzo.

Sarebbe inoltre interessante capire che protocolli verranno proposti per quanto riguarda le ore di educazione fisica: le palestre delle scuole infatti hanno spesso spogliatoi di dimensioni assolutamente ridotte e soprattutto è impossibile in qualsiasi gioco di squadra mantenere costantemente le distanze di sicurezza.

Anche in Trentino i problemi sono molti e di natura soprattutto economica, visto che secondo alcuni fonti interne alla Giunta provinciale una classe in più verrebbe a costare circa un milione di euro, cifra che se viene moltiplicata per tutte le classi che sarebbero necessarie a un sistema scolastico in perfetta sicurezza raggiungerebbe numeri da capogiro.

Senza contare poi la querelle nata tra la Giunta e il personale della scuola dell’infanzia, con parti di ragione per entrambi i contendenti: se infatti la Giunta si fa portavoce di un problema sensibile come l’accudimento dei figli dopo che le riaperture della Fase 2 hanno riportato i genitori sui posti di lavoro, d’altro canto il personale della scuola dell’infanzia non vuole essere ritenuto responsabile di eventuali nuovi contagi. Un’obiezione più che plausibile, considerando le implicazioni dei protocolli INAIL che hanno reso il contagio da Coronavirus una sorta di “infortunio sul lavoro”.

Le scuole sono da sempre un ricettacolo di epidemie, per quanto di entità meno grave – si pensi ai pidocchi, alla varicella e al morbillo nei decenni passati – e quindi è giusto ragionare su un miglioramento delle condizioni di sicurezza. Bene, anzi benissimo il plexiglas, ma se a questi dispositivi non segue anche una maggior vivibilità delle classi la spesa del plexiglas sarà sostanzialmente vana.

Riccardo Ficara Pigini