La scuola post virus, il parere

Vetri, divisori e bambini, una lettera da parte degli insegnanti

La scuola ai tempi del coronavirus
La scuola ai tempi del coronavirus (fonte: Facebook)

Dicono che alcune persone, dopo la quarantena, hanno paura di uscire di casa e vivono una sorta di sindrome di Stoccolma, detta sindrome della capanna. 
La suddetta sindrome deve aver colpito anche il nostro  brillante ministro Lucia Azzolina, che ha così deciso di inscatolare milioni di ragazzi in appositi box di plexiglass che dovranno essere forniti, poi, anche di ricetrasmittenti e megafoni, per la comunicazione in entrata ed uscita. 
Purtroppo non c’è limite al peggio, e il governo che, dopo averci rassicurati, è arrivato a fornire in gran ritardo un po’ di semplici mascherine, corre ora disperatamente per prevenire una seconda ondata che potrebbe arrivare come no.
Sarebbe bello che approfittando della nostra autonomia, la Provincia di Trento provasse ad immaginare soluzioni meno demenziali e deleterie. 
Ne proviamo a proporre una, tra le tante possibili: molti licei della nostra città, dal Prati al Da Vinci, dal Galilei allo Scholl e così via, sono dotati di corridoi piuttosto ampi, che fiancheggiano le classi. 
Perché non utilizzarli, insieme a tutti gli altri spazi disponibili, per raddoppiare le classi a disposizione, garantendo così il distanziamento, senza imprigionare milioni di innocenti? 

Francesco Agnoli e Giuseppina Coali, docenti