C’è anche un cappellino anti Coronavirus tra i progetti innovativi di 3D.I.V.E.

È un cappellino anti Coronavirus, dotato di sensori che misurano la temperatura corporea e segnalano il mancato rispetto del distanziamento sociale, l’ultimo nato nella fucina di idee e progetti di 3D.I.V.E., acronimo di 3D Integral Volume Experience, che ha la costante tenacia di esplorare campi sempre nuovi e spesso completamente inediti delle tecnologie ottiche.

Alla luce dell’emergenza sanitaria globale – spiega Claire Lusardi, amministratore unico di 3D.I.V.E – abbiamo pensato di poter dare il nostro contributo, proponendo tecnologie adatte alla prevenzione del contagio, soprattutto per permettere una serena ripresa anche della partecipazione a grandi eventi. Inizialmente avevamo pensato ad un ‘cerotto’ dotato di sensori, da attaccare sulla pelle, ma il progetto si è successivamente evoluto e concretizzato in un cappellino-visiera di basso costo, un paio di euro, usa e getta“.

Enrico Benassi, docente presso diverse Università nel mondo (in Cina, Russia e Stati Uniti) è un chimico e fisico teorico, consulente di diversi progetti di 3D.I.V.E.: “Questo cappellino – spiega Benassi – racchiude in sé due funzionalità. Nella parte a contatto con la fronte abbiamo pensato di includere sensori che misurano la temperatura corporea. In caso di superamento della soglia di temperatura critica, il cappellino-visiera avverte l’utilizzatore attraverso una vibrazione, in maniera che possa recarsi al punto di controllo per ricevere immediata assistenza sanitaria. Inoltre discreti segnali sonori avvisano se intorno all’utilizzatore viene a mancare la distanza di sicurezza. Abbiamo studiato un prodotto che sia leggero, facilmente tollerabile, dal design elegante, e soprattutto tanto economico da poter essere considerato usa e getta“.

Gianluigi Tregnaghi, fisico opto-elettronico, socio di maggioranza e responsabile tecnologico di 3D.I.V.E., aggiunge che è in esame, come possibile applicazione futura, anche “la progettazione di telecamere a infrarossi a riconoscimento facciale che misurano la temperatura nello spazio del viso tra le sopracciglia ai ‘gate’ d’entrata in luoghi pubblici o potenzialmente affollati“.

È già realtà, invece, il prototipo pre-industriale di un device “a campo di luce continua”, all’interno del quale – spiega il professor Benassi – si potrà infilare il proprio smartphone per ricostruire in aria foto o filmati con componenti 3D. La stessa tecnologia potrà essere applicata alla ricostruzione più grande di immagini proiettate da tablet. Una tecnologia che renderà più immersive le comunicazioni: si potrà ad esempio proiettare in aria il viso della persona che parla con noi al telefono, ma anche l’entertainment e i videogiochi, potendosi collegare via bluetooth a una manopola esterna di comando a distanza. Altri utilizzi riguarderanno il campo della diagnostica per immagini e logopedico, che il distanziamento sociale oggi complica non poco.

Un’ulteriore tecnologia nell’ambito medicale in corso di sviluppo è rappresentata dal progetto “3D-S.A.W.” (= Scanner based on Acoustic Waves): questo progetto è teso alla realizzazione di un prototipo di device che permetterà, mediante onde acustiche, di scansionare arti o porzioni anatomiche, per la rilevazione di fratture e lesioni, senza l’impiego di raggi x o campi magnetici intensi, come accade nelle attuali apparecchiature radiografiche, tomografiche o per la risonanza magnetica nucleare. A questo progetto lavoreranno due ricercatori assunti a tempo pieno da 3D.I.V.E., in collaborazione con due partner universitari di 3D.I.V.E., il Politecnico di Milano e il Dipartimento di Ingegneria Informatica dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Questa tecnologia – anticipa Lusardi – potrebbe rivoluzionare il campo della medicina per immagini, fornendo un dispositivo sicuro e ‘wearable’, del quale potrebbero dotarsi gli amanti di sport estremi, coloro che si occupano dell’assistenza degli anziani e i centri di assistenza medica in zone marginali del terzo mondo oppure difficilmente raggiungibili da personale medico, come per esempio navi o stazioni satellitari“.

In fase di prototipazione, invece, un dispositivo di misura “a metà tra uno strumento e un occhiale a realtà aumentata – così lo definisce Tregnaghi – che, mediante l’utilizzo di giroscopi e accelerometri rileva eventuali blocchi articolari del capo“. Tale misurazione consente a operatori di settore come fisiatri, fisioterapisti, osteopati e odontoiatri di ottenere informazioni relative agli squilibri posturali determinati dal disallinemanto nell’occlusione tra mascella e mandibola che provoca problemi alla schiena e al resto del corpo.

Fonte: Ufficio Stampa Trentino Sviluppo