Kaswalder manda ko le opposizioni e si dimette il Capogruppo di un Partito Democratico Trentino diviso

All’inizio era tutto un motivo di salute, ma le dimissioni di Giorgio Tonini da Capogruppo in Consiglio provinciale del Partito Democratico hanno delle caratteristiche particolari che rafforzano – a sorpresa – la maggioranza. A renderlo noto con molta chiarezza il Consigliere provinciale di Futura Paolo Ghezzi che in un post sui social rende onore al “Compagno Giorgio”.

L’esponente di Futura spiega cosa ha portato alla delicata decisione di Tonini. Il primo passaggio ha riguardato l’organizzazione interna del Gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico che appare spaccato a seguito del voto di dissenso del Consigliere Luca Zeni in occasione dell’approvazione del disegno di Legge Riparti Trentino a maggio.

Per far capire bene cosa significa un voto in dissenso da quello del partito dobbiamo tener a mente che il ruolo del Capogruppo è quello di imporre tra i membri di un determinato organo, in questo caso il Consiglio provinciale, una determinata linea. Votare in dissenso, tranne nel caso in cui ci sia un conclamato motivo per cui si debba procedere a riguardo, è un atto di sfiducia nei confronti della gestione del Capogruppo. Di conseguenza la scelta compiuta da Zeni – anche se non vi è sicurezza in merito alle reali motivazioni – costituisce di base un gesto di forte dissenso.

Tornando alla descrizione fatta da Paolo Ghezzi, si viene a sapere quanto segue: “Venerdì poi l’atto finale: dopo 4 giorni di titubanza di minoranza, della serie ‘L’incredibile, indicibile, impossibile Walter Kaswalder si deve dimettere ma non ci siamo ancora messi d’accordo come portare l’attacco’, Giorgio Tonini ha ribadito giustamente che solo le dimissioni dei tre di minoranza dall’ufficio di presidenza possono aprire una crepa vera e una crisi effettiva nella maggioranza. Quando ha capito che non l’avrebbero seguito, dopo che tutti, lunedì mattina, avevano proclamato in assemblea minoranze: ‘prontissimi a rimettere il mandato, basta che ce lo chiediate e decidiamo insieme’, giustamente l’ex senatore ha tratto le sue conclusioni. Un epilogo malinconico, con il comunicato tardivo e glaciale del Pd, ieri sera, che è un epitaffio davvero amaro per il compagno Giorgio, ma inevitabile, viste le contraddizioni interne alle minoranze e i dissidi intrademocratici“.

Paolo Ghezzi ha poi concluso dicendo: “Anche se il suo ultimo intervento da capogruppo in Consiglio provinciale resterà paradossalmente un generosissimo elogio di un altro Giorgio, il Giorgio Leonardi biondino di Forza Italia per una mozione sulla ripresa post-Covid, d’altra parte Tonini ha sempre avuto la vocazione del pontiere tra maggioranza e minoranza, giù il cappello a lui, per questo ultimo atto, perché stavolta ci ha provato fino in fondo“.