Fase 3. In Lombardia servirà il bagnino anche per le piscine condominiali

La Regione Lombardia, lo scorso 12 giugno, ha emanato un’ordinanza per regolamentare a livello regionale le ulteriori riaperture che il Governo ha consentito con il Dpcm dell’11 giugno, atto a riaprire ulteriori attività (tra cui teatri e cinema all’aperto, sale giochi e centri termali).

Analizzando l’ordinanza 566 della Regione Lombardia, a destare parecchia curiosità è stato il passo relativo alle piscine condominiali. Stando a quanto afferma l’ordinanza infatti, richiamando il rapporto 37/2020 sul Covid-19, i residenti in condomini aventi una piscina dovranno provvedere ad assumere un bagnino, in possesso di regolare brevetto. In assenza di un bagnino, i condomini non potranno godere della piscina sino almeno al prossimo 30 giugno 2020, data nella quale scadrà l’ordinanza.

Nello specifico il rapporto 37/2020 recita: “Applicando il principio di massima cautela sanitaria per il contrasto
alla diffusione del virus SARS-CoV-2, sono fatte salve le indicazioni delle piscine di gruppo A/2 (piscine destinate ad uso collettivo), vagliate e modulate in relazione al contesto, con garanzia dell’applicazione dei principi presentati in questo documento e con l’assicurazione della presenza indispensabile dell’assistente bagnanti in regola con il brevetto di salvamento. L’assistente bagnanti provvede, dopo esser stato istruito, ad effettuare i controlli nell’acqua di vasca e vigilare sull’affollamento e i comportamenti dei bagnanti in
vasca ed intorno alla vasca. L’amministratore del condominio dovrà mettere in atto tutte le misure precauzionali e le avvertenze del caso nei confronti dei residenti/affittuari condominiali e inserire, nel documento di buona prassi, un allegato dedicato alle misure intraprese. Nel caso in cui l’amministratore non sia in grado di rispettare quanto indicato (es. organizzazione del flusso dei frequentatori, distanziamento interpersonale, misure di igiene e comportamentali, rispetto dei parametri in acqua, ecc.), la piscina deve rimanere interdetta all’uso dei condomini/affittuari”.

A stupire non è tanto la meticolosità con la quale la Regione ha voluto disciplinare la sicurezza dei propri cittadini, quanto il fatto che tale zelo sia stato riservato anche ai possessori di una piscina condominiale. Sebbene sia vero che alcuni condomini siano abitati da molte famiglie diverse e quindi difficilmente controllabili, è altrettanto vero che altri, molto più piccoli, siano abitati da poche famiglie spesso appartenenti allo stesso nucleo familiare.

Un’ulteriore distinzione sarebbe stata probabilmente più opportuna anche e soprattutto in relazione al fatto che in Italia il numero dei contagi, nelle ultime settimane, sia in costante calo e che, chi abita nello stesso condominio, spesso è costretto a condividere già spazi comuni come soffitte, cantine, garage o le scale. Ambienti comuni non così diversi da una piscina condominiale.