Cibo italiano in tavola, giù le importazioni

In crisi il settore edilizia e costruzioni ridotto oltre la metà

E’ svolta patriottica a tavola con le importazioni di cibi e bevande stranieri che crollano del 16% mentre tengono sostanzialmente le esportazioni alimentari Made in Italy che fanno segnare un calo di appena l’1%. E’ quanto emerge da un analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nel mese di aprile 2020.

Il cibo solidale – acquistare un miliardo di euro di cibo 100% Made in Italy da destinare alle famiglie povere e mense pubbliche, per far fronte a quella che è diventata una vera e propria emergenza sociale senza precedenti e, allo stesso tempo, dare ossigeno al sistema agroalimentare tricolore colpito dalle difficoltà delle esportazioni e della ristorazione. E’ la proposta lanciata dal Presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione della convocazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte per gli Stati Generali.

L’emergenza coronavirus spinge l’82% dei consumatori a privilegiare nel carrello prodotti tricolori per sostenere l’occupazione e l’economia nazionale secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Non è un caso che il mercato dei cibi patriottici in grande espansione abbia raggiunto il valore record di 7,1 miliardi e interessa ormai il 25% di tutti gli alimenti sugli scaffali dei supermercati con bandiere, simboli, scritte e denominazioni che richiamano il Belpaese, secondo un’analisi Coldiretti su dati Nielsen.

L’attenzione alla provenienza nazionale ha portato a ridurre – rileva Coldiretti – la presenza di molti prodotti stranieri che negli ultimi anni si sono affermati sulle tavole degli italiani, dalla carne di manzo inglese, che crolla del 38%, allo champagne francese, che perde il 24%, fino alla frutta esotica come il mango in calo del 40%, secondo un’analisi Coldiretti sul valore delle importazioni a marzo 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un fenomeno spinto anche dalla mobilitazione #MangiaItaliano promossa dalla Coldiretti proprio per favorire l’economia tricolore nei mercati, nei ristoranti, negli agriturismi con il coinvolgimento di numerosi volti noti della televisione, del cinema, dello spettacolo, della musica, del giornalismo, della ricerca e della cultura, ma anche di industrie alimentari e distribuzione commerciale che si sono impegnate a garantire regolarità delle forniture alimentari agli italiani e a combattere qualsiasi forma di speculazione sul cibo dai campi alle tavole.

All’alleanza salva spesa promossa assieme a Filiera Italia hanno aderito grandi gruppi come Conad, Coop, Auchan, Bennet, Cadoro, Carrefour, Decò, Despar, Esselunga, Famila, Iper, Italmark, Metro, Gabrielli, Tigre, Oasi, Pam, Panorama, Penny, Prix, Selex, Superconti, Unes, Vegè.

“La nuova tendenza degli italiani a prediligere prodotti di origina nazionale è un fenomeno importante per il rilancio del mercato interno che va sostenuto mettendo finalmente in trasparenza l’origine di tutti i prodotti in commercio” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre però sostenere anche le esportazioni sui mercati esteri con un piano straordinario di internazionalizzazione con la creazione di nuovi canali e una massiccia campagna di comunicazione per le produzioni 100% Made in Italy e per l’Italia a partire da quei paesi dai quali i flussi di arrivo sono storicamente più consistenti”.

Allarme per 800mila occupati nelle costruzioni che fanno segnare un crollo verticale di quasi il 68% su base annua dell’indice della produzione che apre un nuovo fronte per l’economia italiana nella Fase 3 dell’emergenza coronavirus. E’ quanto emerge da una analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) in riferimento agli ultimi dati Istat che, ad aprile 2020 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per il mattone registrano il peggior risultato di sempre, proprio mentre sono in corso gli Stati Generali del Governo per fare il punto sulla salute del sistema Italia. 

Il crollo delle costruzioni è reso ancora più preoccupante dal fatto che non sono stati ancora recuperati i 400mila occupati persi negli ultimi dieci anni – sottolinea Uecoop – visto che a oggi ci sono poco più di 800 mila addetti contro gli oltre 1,2 milioni del 2008. A soffrire sono sia il residenziale che il non residenziale. Il trend dell’edilizia è preoccupante per tutto il paese e per le migliaia cooperative di costruzione e abitazione che operano nel settore – sottolinea Uecoop – mentre ci vorrà tempo perché le nuove misure introdotte, dall’ecobonus al sismabonus, facciano registrare i primi effetti positivi sul settore generando un circuito virtuoso che favorisca il recupero strutturale e ambientale degli edifici esistenti, spinga verso abitazioni di qualità e – conclude Uecoop – favorisca al tempo stesso l’occupazione.