Ippica meranese, la Provincia famelica non faccia lo sciacallo

Mollare adesso sarebbe una resa inaccettabile.

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L’occasione era ghiotta e la Svp per mano del candidato sindaco Richard Stampfl non se l’è lasciata scappare riproponendo il passaggio dell’ippodromo di Maia  alla Provincia.

È  noto infatti che Kompatscher & soci hanno posto come condizione per l’ingresso nella proprietà della struttura l’acquisizione della maggioranza delle quote dell’impianto di via Palade. L’intento è evidente: appropriarsi dell’ultima struttura provinciale con una gestione a presidenza italiana . Il refrain è sempre lo stesso: gli italiani non sanno gestire, lo facciamo noi.

In realtà le cose non stanno come le ha semplificate Stampfl. Il grido di allarme lanciato dai vertici di Merano Galoppo riguarda le convenzioni, ovvero quel denaro che la governance nazionale dell’ippica dà annualmente agli ippodromi per contribuire alla loro gestione. Non si tratta di finanziamenti per interventi di manutenzione o per investimenti sulle strutture.  Negli anni d’oro dell’ippica erano fiumi di denaro che coprivano  ogni spesa, oggi agli impianti è richiesto un maggior sforzo imprenditoriale per pareggiare i bilanci. Merano come struttura principale dell’attività ippica nazionale chiede sostanzialmente che le vengano riconosciute maggiori sovvenzioni di quelle previste in base ai parametri applicati negli anni scorsi. La gestione di un ippodromo dove si corre in ostacoli costa di più – dicono – di quelli dove si corre al trotto o al galoppo. Condivisibile.

L’acquisto dell’ippodromo da parte della Provincia non comporterebbe quindi nessun cambiamento a livello di convenzioni e di premi al traguardo che resterebbero di pertinenza del Ministero e legati ad una riforma organica  e strutturale dell’intero comparto che – promessa da anni – ancora non si è concretizzata.

Sostenere che il passaggio di proprietà dell’ippodromo sia la soluzione a tutti i problemi come fa Stampfl è quanto di più pretestuoso si possa fare. Forse il candidato sindaco che pure vanta una certa competenza nel settore non è avvezzo ai tecnicismi che stanno alla base del funzionamento dell’ippica nazionale, certo è che si è ben presto allineato a quelli della politica locale. Il Comune  di Merano  fino ad ora ha arginano la famelica pretesa provinciale. Mollare adesso sarebbe una resa inaccettabile. Lo ha dichiarato il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia – L’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì.

L’ippodromo di Merano, una struttura d’eccellenza del comparto ippico nazionale rischia di cessare definitivamente l’attività se anche quest’anno i parametri adottati per la quantificazione delle sovvenzioni ministeriali agli ippodromi non terranno conto delle peculiarità del settore.

Lo scrive il deputato di Fratelli d’Italia Maria Cristina Caretta, componente della Commissione agricoltura di Montecitorio, che  ieri – dopo un’approfondita analisi della situazione con il consigliere regionale Alessandro Urzì – ha depositato un’interrogazione a risposta scritta in Parlamento.  

L’onorevole Caretta ha chiesto al Ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova se sia informata di quanto sta accadendo nell’ippodromo altoatesino e se intenda individuare già per l’anno in corso un differente modello di erogazione delle sovvenzioni agli ippodromi mediante l’introduzione di specifici parametri che partendo dalla distinzione tra le diverse specialità del settore (galoppo-trotto-ostacoli) possano provvedere ad un maggior sostegno degli impianti di eccellenza dediti alle corse dei cavalli ad ostacoli come l’ippodromo di Merano.

I parametri alla base delle convenzioni di natura economica che il Mipaaf stabilisce con le società che gestiscono gli ippodromi –  scrive l’on. Caretta nell’interrogazione – risultano risalire al cosiddetto “modello Deloitte”, che pur scaduto nel 2008 risulterebbe da allora protratto in costante deroga con criteri di identificazione dei corrispettivi economici a favore delle società di gestione che non tengono adeguatamente in considerazione il differente contributo che ogni singolo ippodromo può offrire per il rilancio del comparto ippico sia sotto il profilo dell’attività agonistica che in termini di sviluppo economico, occupazionale e di interazione con il territorio.

L’ippodromo di Merano costituisce in tal senso il principale impianto nazionale non solo per le corse ad ostacoli ma anche come centro di allenamento per la preparazione e l’addestramento dei cavalli purosangue di questo particolare settore che solo grazie all’impulso positivo generato dal rilancio dell’impianto altoatesino ha saputo uscire dal grave impasse in cui versava una decina di anni fa.  Le spese e gli oneri di gestione – conclude l’on. Caretta –  di un centro di allenamento e di un ippodromo dove si effettuano le corse ad ostacoli sono di gran lunga più impegnative di analoghe strutture dedite alle corse al trotto e al galoppo. (GB)