Ministro Costa a Fugatti: “No all’abbattimento dell’orso”. Zanetti (Si Può Fare): “Possibile non si sia ancora riusciti ad arginarne le attività senza per forza abbatterli?”

Sta facendo un gran discutere la vicenda dell’orso che, in Trentino, nell’area del Monte Peller, in valle di Non, ha aggredito padre e figlio durante un’escursione. Fortunatamente feriti non gravemente. Identificare l’orso responsabile e procedere con l’abbattimento dell’esemplare era da subito sembrata la scelta indicata dalla giunta Provinciale, con un’ordinanza emanata dal Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, sottoposta al ministro Costa.

Ma subito è arrivato il no da parte dello stesso ministro dell’ambiente, contrario, come riportato dalla Stampa, all’ordinanza emanata ieri e rispetto alla quale «stiamo valutando i presupposti giuridici per una eventuale impugnazione».

«Ho appreso con dispiacere del recente ferimento di due persone ad opera di un orso bruno nel territorio del Comune di Cles e al riguardo esprimo loro, così come a tutta la comunità locale, tutta la mia comprensione e vicinanza – scrive Costa – Comprendo la preoccupazione della cittadinanza, ma ritengo necessario ricostruire bene l’accaduto attraverso una dettagliata relazione tecnica che, sicuramente, il personale del Corpo forestale provinciale starà predisponendo, considerato anche che questi episodi sono estremamente rari in Italia». «Mi sento di esprimerti, pertanto, la mia contrarietà alla parte dell’ordinanza che hai emanato ieri, a ventiquattro ore dall’accaduto – aggiunge il ministro Costa nella lettera a Fugatti – dove si invita il personale alle tue dipendenze a monitorare l’area, raccogliere elementi sull’individuo e ad ucciderlo, perché la ritengo una decisione impulsiva che non favorisce un’analisi degli elementi di contesto e aggrava lo scontro pubblico, già non semplice da gestire, sulla convivenza tra uomo e fauna selvatica negli ambienti alpini». 

Sulla questione, tra i primi, è intervenuta anche Silvia Zanetti, candidata sindaco di Trento, da anni impegnata nel comitato di pubblica sicurezza di Trento città sicura, che in merito alla vicenda ha rilasciato alcune sue dichiarazioni dopo che già in passato la delicata questione era seguita da civica trentina, cui apparteneva, assieme a Rodolfo Borga: “Ogni anno assistiamo alla stessa storia. Per fortuna questa volta è andata bene, ma è mai possibile che nella moltitudine di leggi (europee, nazionali, regionali e provinciali) non si sia riusciti ancora ad arginare le attività degli orsi, ponendo la giusta attenzione alle esigenze di tutela della sicurezza delle persone, ma anche delle attività economiche di montagna?” Possibile, ha ribadito la stessa candidata in corsa alla conquista di Palazzo Thun a Trento, “che puntualmente ogni anno si debba andare ad abbattere un orso, poiché non si riesce a gestire in modo preventivo la loro presenza sul territorio, pregando sia quello giusto?”

Ed effettivamente, numeri alla mano, non è la prima volta che accadono episodi di questo tipo. Da sempre il Trentino è una terra che ospita molteplici esemplari di orsi, che ogni anno (vuoi per incontri fortuiti o meno) vengono a contatto con turisti ed abitanti del luogo. Spesso con conseguenze tragiche.

A tal proposito Costa, in una lettera a Fugatti ha ribadito: «Il ministero da me guidato è sempre disponibile, nella costante collaborazione istituzionale, a valutare congiuntamente il Piano di gestione che Tu hai chiesto di predisporre alle strutture tecniche competenti della Provincia autonoma di Trento – continua il ministro – Ed è evidente che tale Piano dovrà prevedere una gestione dell’orso Bruno nel territorio della Provincia sulla base di una rigorosa base scientifica, con il supporto dell’Ispra oltre che nel rispetto della normativa nazionale ed europea». «Confido – si legge in conclusione – nella capacità di conciliare, nel migliore dei modi, gli aspetti di tutela della pubblica incolumità con quelli di conservazione e protezione delle specie selvatiche».

Una vicenda, quest’ultima, che tuttavia, come spesso accade ogni anno, continua e continuerà ad alimentare il dibattito pubblico – e conseguentemente anche quello politico – nostrano e nazionale.

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