“Gli effetti della movida li vedremo a metà giugno”: le profezie sbagliate degli epidemiologi

La riapertura dopo il lockdown dovuto al Coronavirus ha scatenato gli epidemiologi, che si sono prodigati nel fornire profezie e minacce in pieno stile Cassandra, parlando di ripresa dei contagi, vittime, disastri e pestilenze. Cassandra aveva avuto ragione, loro a quanto pare no.

Andando con ordine, su Repubblica si riporta, in data 26 maggio 2020 un intervento di un epidemiologo alla trasmissione Agorà di Rai 3, dove si era scagliato contro la riapertura dei bar e dei ristoranti: “Gli effetti della movida non li vedremo tra una settimana ma si vedranno molto più in là, almeno intorno a metà giugno. Un’eventuale circolazione del virus tra i giovani si scopre molto in ritardo, perché tra i giovani il virus circola subdolamente; ce ne accorgeremo quando trasmetteranno la malattia ai genitori“.

In un colpo due accuse, una alla movida e una a quei giovani che invece sono stati probabilmente la categoria che più fedelmente ha rispettato le misure di sicurezza imposte nel corso del lockdown. “Se tra i ragazzi che sono usciti per la movida di questi giorni c’era qualcuno positivo, ha attivato una catena di trasmissione che vedremo tra tre settimane come minimo” disse rincarando la dose e riferendosi in particolar modo alla Puglia, dove svolgeva il ruolo di responsabile della task force regionale sul Covid-19. Risultato? Il 26 maggio i positivi erano 56.942, il 15 giugno 25.909 ovvero meno della metà.

Il 12 maggio 2020, invece, il Fondo Monetario Internazionale – secondo quanto riportato dal Sole 24 ORE – ha sparato la sua sentenza, affermando che una riapertura anticipata avrebbe messo a repentaglio i progressi ottenuti fino a quel punto nella lotta alla pandemia da Coronavirus e avrebbe portato a ulteriori costi in termini umani ed economici.

Non solo, l’Europa sarebbe stata “più a rischio” dell’Asia in una possibile nuova ondata di contagi, avendo voluto riaprire prima della Cina la propria economica. Anche qui, inutile dire che i nuovi casi in Asia sono stati il triplo dei nuovi casi in Europa, con entrambi i dati inferiori al Nord America.

Invece, in tutto questo marasma di profezie e minacce, non c’è una sola voce che abbia consigliato di fare attenzione alla gestione dei confini, evitando “ritorni di fiamma” tra continenti che ora vivono l’apice della pandemia e quelli che invece sembrano fortunatamente esserne usciti. Anzi, il direttore dell’OMS Ghebreyesus ha affermato quanto segue: “Il peggio deve ancora arrivare. Con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi. Sin dall’inizio abbiamo detto di mettere in quarantena la politicizzazione della pandemia e di restare uniti perché il virus è veloce, uccide e può sfruttare le divisioni tra di noi“.