Quando Di Maio criticava gli sbarchi e le ONG, chiedendo per sé il Ministero degli Affari esteri

Il Governo giallorosso sta affrontando in questi giorni un problema di duplice natura in Sicilia: difatti devono trovare una soluzione alla questione migratoria, con sbarchi sempre più ingenti e diffusi, aggravata dalla positività al Coronavirus di alcuni immigrati, predicando però sempre umanità e rispetto per loro.

Inoltre, lo stesso Viminale è intervenuto qualche giorno fa assicurando che le procedure adottate per i migranti della nave Sea Watch e inviati a bordo del traghetto Moby Zaza per la quarantena obbligatoria possono garantire una piena tutela della sicurezza sanitaria dell’Italia.

Eppure, la posizione sulla Sea Watch non è stata sempre la stessa in casa Movimento 5 Stelle: un anno fa, infatti, l’allora Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio si scagliò apertamente contro la mediaticità degli sbarchi. “Siamo diventati ormai il palcoscenico del Mediterraneo. Come mai la Sea Watch neanche prova più ad avvicinarsi alle coste maltesi o alle coste greche?” scriveva il leader pentastellato, in un’epoca in cui anche solo l’idea di processare Matteo Salvini, al tempo Ministro dell’Interno, per il rapporto conflittuale con le ONG non lo sfiorava nemmeno.

A Malta, come in Grecia, non fa notizia. Hanno preferito restare 14 giorni a largo delle nostre coste anziché chiedere a La Valletta, Madrid o Atene lo sbarco. I governi di questi Paesi sono forze politiche tradizionali europee: se uno dei popolari o dei democratici europei ti nega lo sbarco, i media neanche ne parlano, se lo fa il Governo italiano parte il carosello” sostiene Di Maio in un lungo post su Facebook datato 26 giugno 2019, giusto un mese dopo il trionfo leghista alle elezioni europee.

La Sea Watch così si fa pubblicità e raccoglie più fondi per carburante, viveri e riparazioni, così può ripartire. La Corte di Strasburgo gli nega lo sbarco? Meglio, si pubblicizza ancora di più il brand” attacca Di Maio, che poi se la prende anche con lo stesso Salvini, ma senza mai citarlo direttamente. “Qualcuno nel Governo gli risponde via social? Ottimo, ci saranno finanziatori alla Soros pronti a incrementare i loro benefici. Se dobbiamo passare tutta l’estate a litigare con le ONG abbiamo già perso“.

In mezzo però ci sono le persone – sostiene il leader pentastellato, volendosi distinguere dalla linea salviniana – esseri umani, comparse inconsapevoli di questo grande teatro che sono diventate le acque territoriali italiane. Persone illuse di trovare la terra promessa in Europa, dove ci sono decine di milioni di poveri e l’1% della popolazione possiede il 40% della ricchezza, commuovendosi ogni volta che non facciamo sbarcare migranti in Italia mentre trucida milioni di europei con operazioni di finanza speculativa“.

Di Maio poi dice di non avere “tutte le risposte”, eppure delinea un programma ben chiaro: “Servono corridoi umanitari legali per chi può venire qui. Se entri in Italia, lo fai col permesso dei cittadini italiani. Servono più rimpatri degli irregolari non identificati nel nostro Paese. Servono Agenzie dell’Unione Europea sul suolo africano, serve un’alleanza con la Cina per investimenti sostenibili nel continente africano“.

Il Movimento 5 Stelle non ha né il Ministero degli Affari Esteri, né quello dell’Interno, né quello dell’Unione Europea. Le politiche dell’immigrazione vanno fatte soprattutto sul lungo periodo” chiudeva l’allora Ministro del Lavoro. Oggi proprio Di Maio è Ministro degli Affari Esteri, il Ministro dell’Interno è Luciana Lamorgese – tecnico voluto fortemente proprio da Giuseppe Conte indicato dallo stesso Di Maio – mentre il Ministro dell’Unione Europea è Vincenzo Amendola in quota PD. Quasi tutto è cambiato dallo scorso anno tranne una cosa: gli sbarchi della Sea Watch continuano, purtroppo con alcuni contagi a bordo. Contro chi si straccerà le vesti questa volta l’ottimo Di Maio? Chiederà per sé un nuovo incarico, tipo la Presidenza del Consiglio?