Caso Zaki. Amnesty International: “Conte faccia come Trump per Amashah. Le pressioni pagano”

photocredit: amnesty monterotondo

Nelle scorse ore il dipartimento di Stato americano ha reso pubblica la liberazione di Mohamed Amashah, studente di medicina statunitense che era stato arrestato nel marzo del 2019, al Cairo, mentre protestava in favore della libertà per tutti i prigionieri politici.

La storia di Mohamed Amashah, rimasto in carcere in attesa di processo per quasi 500 giorni, ricorda drammaticamente quella dello studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick George Zaki, che dallo scorso febbraio si trova in carcere, in Egitto, per reati d’opinione.

Sulla vicenda è intervenuto direttamente Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, che intervistato da ANSA ha dichiarato: “Certo 500 giorni di carcere per uno studente che aveva solo innalzato un cartello per chiedere la libertà per i prigionieri è un tempo enorme, però questa storia ci insegna che le pressioni a un certo punto pagano. Il presidente americano Donald Trump è riuscito a far scarcerare un cittadino egiziano e americano. Speriamo che Giuseppe Conte, che vanta e rivendica rapporti ottimi con Al Sisi, riesca a fare molto prima per ottenere la scarcerazione di un cittadino egiziano e onorario bolognese”.

Secondo Nuory, Giuseppe Conte dovrebbe imitare Donald Trump e iniziare a fare pressioni affinchè Patrick George Zaki possa essere liberato e tornare alla propria quotidianità. Il viadotto perfetto potrebbe essere la grazie che l’Egitto, solo pochi giorni fa, ha annunciato per 530 detenuti, pensata per svuotare le carceri egiziane.

Per Amnesty International Italia, con le giuste pressioni, Zaky potrebbe rientrare nella cerchia dei 530 fortunati e tornare libero dopo più di 150 giorni di detenzione. Giorni in cui, in attesa di processo, è stato vittima di continui rinvii spesso senza la possibilità che i suoi avvocati potessero intervenire.