In Consiglio il principio di “appartenenza razziale”, la discriminazione verso gli Italiani dell’Alto Adige

Urzì: "Sono sconvolto"

Se si elabora il principio per cui gli individui si distinguono in base “ all’appartenenza razziale” si può dire che si applica un principio razzista?

Se questo principio lo si vuole introdurre in una legge presentata in Consiglio provinciale, da parte dello stesso Ufficio di Presidenza dell’assemblea, cosa ci dobbiamo aspettare da parte delle associazioni che in questi mesi si sono stracciate le vesti perché Cristoforo Colombo era razzista?

Occuperanno il Consiglio provinciale?

Ecco il testo della legge con cui si porta in sede istituzionale il riconoscimento per legge del “razzismo”: “Presso la Difesa civica è insediata, al servizio di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, una struttura (di seguito denominata “Centro di tutela contro le discriminazioni”) che fornisce assistenza alle vittime di discriminazioni fondate sull’appartenenza razziale, sul colore della pelle o sull’origine etnica, sull’orientamento sessuale, su una disabilità, sulla lingua, sulla religione, sulla nazionalità, sull’età o sull’appartenenza a una minoranza nazionale”.

Oggi pomeriggio in prima commissione legislativa chiederò conto della creazione della categoria “razza“ umana, diversamente dalla categoria distinta di persone “di colore della pelle o di origine etnica” diversa. In che cosa la razza si distinguerebbe dal colore della pelle diversa e dall’etnia, quale il senso di crearne una categoria?

Insomma in Provincia, alla faccia del perbenismo ufficiale, non fa specie parlare di razze e della distinzione degli individui sulla base delle razze, e chiederò in aula ai presentatori di farmi l’elenco delle razze e sulla base di quale criterio scientifico le identifichino. Chiederò in altre parole se non bastasse l’indicazione del principio oggettivo del colore della pelle o dell’etnia (concetto già forte ma almeno con riferimento giuridico consolidato, anche nello Statuto di autonomia), o della lingua per distinguere gli individui.

Ma non sarà sfuggito l’obiettivo: introdurre forme di controllo alternative al codice penale per contrastare le diversità di opinioni con una discrezionalità assoluta, per cui solo “gli illuminati” selezionati dalla maggioranza politica potranno ergersi a censori dei pareri dei cittadini. Loro possono fare i razzisti ma censureranno a loro discrezione chi la pensi diversamente da loro accusandoli magari di razzismo. Un forma di censura preventiva del tutto soggettiva.

Infine la sorprendente sorpresa: si vuole un centro contro le discriminazioni. Ma attenzione: non per tutte le discriminazioni. Per esempio gli atteggiamenti ruvidi verso un esponente di una minoranza linguistica (da noi i nostri concittadini di lingua tedesca e ladina) potranno essere censurati.

Quelli contro gli italiani dell’Alto Adige, in quanto italiani in Alto Adige, dovessero esserci, no.

Alla faccia della lotta contro le discriminazioni…

Alessandro Urzì

Consigliere regionale e provinciale Fratelli d’Italia AANC