Il Financial Times recita il De Profundis per il turismo italiano

Il Financial Times recita il De Profundis per il turismo italiano. E di conseguenza, considerando il peso del settore sul Pil complessivo, il De Profundis per l’Italia in toto. Il quotidiano inglese neppure prende in considerazione la buffonata franceschiniana del bonus vacanze. Si limita a registrare che il blocco dei viaggi internazionali provoca danni al turismo del Bel Paese che non vengono compensati dai mancati viaggi all’estero degli italiani.

D’altronde, al di là dei sempre più gravi problemi economici delle famiglie italiane, le misure imposte dal governo degli Incapaci non hanno certo favorito il turismo. Treni che viaggiano con metà posti vietati, autostrade alle prese con lavori che creano code e ritardi, voli sempre più costosi. E poi, in spiaggia, regole assurde per impedire ai bambini di giocare ed agli adulti di godersi le vacanze. A questo si aggiungono i comportamenti degli operatori che hanno aumentato a livelli assurdi il prezzo di un giorno in spiaggia con ombrellone e sdraio, il prezzo di un aperitivo, di una cena al ristorante, di una bistecca in macelleria. Tanti, maledetti e subito. 

Risultato? Hotel vuoti, in particolar modo nelle città d’arte, seconde case rimaste sbarrate persino in quelle località di montagna che erano certe di poter approfittare della situazione a scapito del mare. Si semina rabbia e scontento oggi fingendo di non capire che le conseguenze non saranno proprio fantastiche. Ma, in fondo, il turismo non fa eccezione rispetto ad altri comparti: rari investimenti, nessuna promozione (costa), riduzione dei servizi (costano), nessuna iniziativa pensando al futuro (costano anche i progetti).

Non un’idea, ovviamente, sulla possibilità di intercettare la prospettata fuga dalle città di professionisti (ma anche di colletti bianchi di vari settori) che possono lavorare da casa e che non hanno voglia di essere nuovamente confinati in alloggi urbani senza aria e senza verde.

Nessun impegno per rafforzare i collegamenti internet o quelli fisici con le città, nessuno studio sulle potenziali ricadute su località che perdono turisti estivi e invernali ma possono acquisire nuovi abitanti per tutto l’anno. In realtà le località turistiche non vogliono i turisti, ma solo i bonifici. O, meglio ancora, soldi in nero. E se non amano i turisti di passaggio, amano ancora meno eventuali nuovi abitanti stanziali. Meglio, molto meglio, chiedere sussidi pubblici per la crisi del settore.