Il Governo impugna la legge sulle chiusure domenicali in Trentino

Alla fine il Governo, per precisione il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha deciso di impugnare la Legge della Provincia di Trento n. 4 del 03/07/2020, recante “Disciplina delle aperture nei giorni domenicali e festivi delle attività commerciali”, in quanto l’articolo 1 reca una disciplina limitativa degli orari degli esercizi commerciali, eccedendo dalle competenze statutarie e violando la competenza esclusiva dello Stato in materia di concorrenza, di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione.

Una notizia che era nell’aria. Il 3 luglio scorso, il Consiglio provinciale aveva approvato la legge n. 4/2020 intitolata “Disciplina delle aperture nei giorni domenicali e festivi delle attività commerciali” e la Giunta Provinciale aveva altresì adottato la delibera n 891, con la quale, in adempimento a quanto previsto dall’art. 1, comma 2 della predetta legge, venivano individuati i comuni ad elevata intensità turistica.

L’art. 1 della predetta legge stabilisce che gli esercizi di vendita al dettaglio debbono osservare, di norma, l’obbligo di chiusura domenicale e festiva, fatto salvo per quegli esercizi che svolgono l’attività nei comuni ad elevata intensità turistica o attrattività commerciale/turistica o per quelli rientranti espressamente nelle tipologie di esercizi commerciali o di attività esonerate dall’obbligo di chiusura, più precisamente:

  • ai sensi dell’art. 1, comma 2, L.P. 4/2020, sono esonerati dall’obbligo di chiusura gli esercizi di vendita al dettaglio che svolgono l’attività negli 81 comuni individuati ad elevata intensità turistica (allegato 1 della delibera n. 89) nonché nei 4 comuni ad attrattività commerciale/turistica (allegato 2 della delibera n. 89);
  • sono altresì esonerati dall’obbligo di chiusura i soggetti e le attività indicate dagli articoli 2  e 27, comma secondo della legge provinciale 30 luglio 2010, n. 17 tra i quali rientrano: farmacie; rivendite di generi di monopolio o di riviste e giornali; produttori agricoli che vendono i prodotti ottenuti dalla coltivazione delle proprie aziende agricole; artigiani e industriali che vendono nei locali di produzione o ad essi adiacenti i beni di propria produzione; attività di cessione di prodotti cosmetici e curativi esercitate all’interno di centri termali accreditati; gelaterie, rosticcerie, pasticcerie – negozi “multiservizi” (art. 61 LP 17/2010); esercizi specializzati nella vendita di bevande o pane e latte o generi di gastronomia di produzione locale; mobili; fiori, piante e articoli da giardinaggio, autoveicoli, cicli e motocicli; libri; dischi e supporti audio video in formato digitale; opere d’arte, oggetti di antiquariato, stampe; cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale – attività di vendita e somministrazione di alimenti e bevande su posteggi isolati concessi dai comuni su area pubblica;
  • da ultimo sono esonerati dall’obbligo di chiusura ai sensi dell’art. 1, comma 5, L.P. 4/2020 gli esercizi commerciali interni ai campeggi, villaggi e complessi turistici e alberghieri che effettuano la vendita esclusivamente a favore delle persone alloggiate; gli esercizi di vendita al dettaglio situati nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, di autolinee e aeroportuali; gli impianti di distribuzione automatica di carburante;

Una proposta che è stata discussa anche a livello nazionale. L’idea di chiudere la domenica negozi e centri commerciali divide da sempre. Anche dentro il Parlamento dove sia la vecchia maggioranza giallo-verde che quella nuova giallo-rossa si divide, con posizioni oggi distanti tra 5 Stelle, Pd e Italia Viva. E proprio M5S è la nuova relatrice del Ddl , Rachele Silvestri che sul tema ha le idee chiare: «Ho lavorato nella distribuzione, so cosa significa lavorare nei giorni festivi. Per me questa legge va fatta al più presto, noi come Cinque Stelle ripartiamo dal Ddl Crippa che prevede la chiusura in tutte e 52 le domeniche con diverse deroghe, poi andrà trovata una mediazione con Pd e Italia Viva».