La classe dirigente vivrà nei borghi. Addio alle città multietniche

Il Corriere ci riprova. A distanza di qualche mese rilancia l’invito ad abbandonare la città per trasferirsi nella sana provincia italiana. Non c’è nulla di male, anzi. Però è curiosa questa insistenza. Accompagnata da un articolo del Sole 24 Ore in cui si assicura che il futuro sarà di città circondate da boschi. Perché i boschi tendono ad espandersi e non potendolo più fare in verticale a partire dal 2030, dovranno essere collocati a ridosso delle aree urbane.

Al di là dell’impossibilità di salire di quota nonostante il cambiamento climatico (nelle zone vicine all’equatore i boschi superano i 4mila metri di quota), è interessante questa spinta ambientalista che proviene da chi ha sempre difeso la distruzione dell’ambiente in nome del sacro diritto del profitto. Non più le puerili dichiarazioni dei gretini di turno, ma analisi economiche e sociali. Magari non proprio credibili, ma proprio per questo ancor più significative. Perché significa che ci sono interessi in movimento. 

Se Dario di Vico, sul Corriere, si scatena nell’elogio non solo della vita agreste ma dei personaggi che guidano le realtà periferiche, significa che non conosce molte realtà o che sta conducendo un’operazione per modificare il tessuto socioeconomico italiano. Più probabile la seconda ipotesi. 

Ci si può entusiasmare per Strapaese, si può essere d’accordo sulla condanna degli stili di vita delle grandi città (sulla mancanza di stile, soprattutto), sulla difesa delle radici, delle tradizioni, delle culture locali. Poi, però, ci si deve confrontare con una realtà di amministratori spesso incapaci, che non hanno mai mosso un dito per difendere le radici e neppure per dotate le rispettive comunità di quei servizi indispensabili per attrarre cittadini in fuga da realtà invivibili ma alla ricerca di territori in cui sia comunque possibile lavorare. A partire dai collegamenti internet per passare ai collegamenti fisici. E poi teatri, cinema, biblioteche. Non si vive di soli pettegolezzi ed invidie tra vicini. 

Diventa dunque interessante comprendere quali modelli prospettano i poteri forti. Forse puntano proprio sulla debolezza delle amministrazioni locali per imporre la guida di chi si trasferisce nei paesi abbandonando le città. Una nuova classe dirigente che controllerà l’Italia dai piccoli borghi lasciando le città nelle mani della manovalanza multietnica, tra guerre per bande, inquinamento, epidemie, violenze di ogni tipo. Ed i boschi intorno alle aree urbane serviranno per isolare le città dalla provincia dei nuovi padroni.