Social e “leoni da tastiera”: istruzioni d’uso.

I social sono, in fondo, una “res neutra”: sono un po’ come gli elettrodomestici, che puoi usare per lavare i panni o per affogare il gatto.

I social sono, in fondo, una “res neutra”: sono un po’ come gli elettrodomestici, che puoi usare per lavare i panni o per affogare il gatto.

Vorrei, nel marasma di opinioni, insulti, frasi di Alda Merini e suggerimenti elettorali, che affliggono Facebook, raccontarvi un piccolo aneddoto, che, credo, potrebbe servirvi, qualora vi trovaste nelle mie stesse condizioni.

Dunque, dovete sapere che, per riempire il palinsesto nel mese di agosto, un giornale online con cui collaboro da diverso tempo ha deciso di pubblicare una rubrichetta, in cui il vostro affezionatissimo raccontasse quegli scampoli di storia contemporanea che, vuoi per ragioni di tempo, vuoi per comodità ideologica, non si riescono mai a studiare in quinta superiore.

Uno di questi scampoli riguardava gli anni di piombo e vi si raccontava, succintamente, la storia del terrorismo di sinistra e di quello di destra, dividendola in due diverse puntate. Il predetto giornale online possiede anche una pagina Facebook, che funziona un po’ da cassa di risonanza e un po’ da sfogatoio. Solo che, certe volte, mercé la maleducazione degli utenti, lo sfogatoio diventa una specie di cloaca a cielo aperto, in cui chiunque si senta autorizzato a lanciare insulti e improperi.

Accade spesso, purtroppo, ed è accaduto anche stavolta.

Il fatto è che io mi sono un tantino stufato di fare da bersaglio per le torte in faccia del primo scemo che passa. Quindi, da un po’ di tempo a questa parte, reagisco. Intendiamoci, non reagisco replicando piccato o insultando a mia volta: questo è precisamente ciò che desiderano i troll seriali e gli abbaiatori da tastiera. La mia reazione verte su due diverse strategie: la vaga minaccia per interposta persona e il tiro al portafogli.

Mi spiego: tornando alla materia del contendere, un tale ha scritto sul profilo del giornale che non era una bella idea affidare una rubrica del genere a uno storico “vicino all’estrema destra”. Ora, a parte che “vicino all’estrema destra” vuol dire tutto e niente, io non sono vicino proprio a nessuno e, comunque, se vado dal dentista me ne frego di cosa voti: ma, fin qui, avrei potuto soprassedere. Solo che, poi, il tapinello, nella sua pagina Facebook, ha calcato la mano, definendomi “orgogliosamente fascista”: un suo sodale, per soprammercato, ha commentato domandandosi: “Chi è questo coglione?”.

Ce n’era abbastanza, insomma, per fare scattare il piano X. E il piano X consiste nel rivolgermi a uno dei miei molti amici avvocati, che si presti a farmi da deuteragonista nella messa in scena, quindi comunicare sui social che il signor Tal dei Tali sarebbe stato querelato, con tanto di conferma da parte del legale e, non ultima, una quantificazione bruta di quanti soldi sarebbe costato allo sprovveduto leone da tastiera tutto lo scherzetto. Va da sé che, quanto più un signore si mostri burbanzoso e tronfio in remoto, tanto, in solido, sia tutt’altro che un impavido: difatti, il fesso si è eclissato, cancellando post e profilo, ignaro, peraltro, delle scie di bricioline che i fessi come lui lasciano nel web.

E, insieme a lui, è sparito anche il compare, che deve avere capito chi dei due era il coglione, dandosela virtualmente a gambe, con una fuga all’inglese di rara abilità. Alla fine, avrete capito che non querelerò né l’uno né l’altro: mi basta aver dato loro una lezioncina su come si sta al mondo. Ma vorrei che faceste tesoro di questa mio breve storiella e che, quando vi dovesse capitare, in un social network, di trovare qualcuno che vi insulti, vi diffami, vi offenda, non perdiate tempo a discutere: con i cretini e i gaglioffi non si discute.

Querelatelo tout court o, almeno, minacciate di farlo: è una ricetta formidabile e funziona assai meglio di una minaccia di bastonate in testa.

Fa più male il portafoglio che la zucca, se la zucca è vuota.

Marco Cimmino