Willy Monteiro muore, per colpa di due bestie

Adulti. Innanzitutto dei quattro uomini che hanno ammazzato a mazzate Willy nessuno è un ragazzo. Usiamo per favore un linguaggio esatto. Non si tratta di una ragazzata. Lo so: prendere atto della cattiveria richiede maturità ma dai 22 ai 26 anni si è adulti. Dunque nessun ragazzo ha colpito Willy.

Quattro adulti di cui due assassini (probabilmente preterintenzionali) hanno ucciso un uomo che era fisicamente inferiore di mole e di stazza e poi se ne sono vantati sui social. Accade a Colleferro ma il luogo non ha alcun significato. Poteva accadere ovunque. Nessuno dei cinque ha un legame speciale con quel villaggio. Una consapevolezza: essendo quindi un caso poteva accadere a chiunque e ovunque.

Chi sono questi due uomini? Secondo molti sono vittime del sistema e della distrazione sociale. No. E vediamo come mai sono abili carnefici manipolatori ma non sono giustificabili.

Indossano camiciole nerd tipicamente indossate anche da altri stalker e leoni da tastiera. Vanno di moda. Spaccano. Guidano mezzi potenti, postano foto, si tatuano enormi disegni e scrivono post.

Le camiciole nerd: non causano istinti assassini.

Le moto da strada: non causano istinti assassini. Repetita Iuvant.

La discoteca e la movida: non causano reazioni violente.

Postare storie su Instagram: non stimola l’omicidio.

Le MMA: aiutano a gestire la forza e non comportano l’uccisione del gareggiante.

Viviamo in un contesto in cui viene spontaneo puntate il dito a caso. Ebbene fa male e duole ma non sono le circostanze a danneggiare l’uomo, bensì quando un uomo risulta “lercio e fracico” la vita a lui si adegua.

No. Certamente tutto quanto concerne Colleferro ha a che fare con ego, megalomania e violenza ma invertire la causa con l’effetto è il modo migliore per arrendersi ai criminali e giustificarli.

In ordine anagrafico Mario Pincarelli, di 22 anni, Francesco Belleggia di 23 (ai domiciliari) i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, di 24 e 26 anni, tutti originari di Artena, paese della provincia romana. Sono a Rebibbia. Willy muore. Il suo amico si salva.

Marco e Gabriele Bianchi sono due adulti segnatamente razzisti e malvagi. Chi li conosce testimonia. Sono due energumeni che hanno usato ogni mezzo per sopraffare gli altri simili nel branco dell’umanità cercando di umiliare qualsivoglia comprando moto e auto potenti per primeggiare, facendosi tatuaggi costosi per umiliare, vestendo da ricchi per calpestare e praticando una vita da benestanti social con uno sport molto alla moda per sbeffeggiare. Ma valendo poco hanno potuto finire solo un debole e indifeso “negro”. In modo da avvalersi pure di questo. Nemmeno una vittima che fosse del branco. Hanno ucciso come si potrebbe giocare al pugno meccanico. E dobbiamo anche imparare prima o poi che non sono i vestiti alla moda a fare la persona, ma la testa.

E non cerchiamo dietrologie. Scambi di persona. Difesa di un amico. Non si tratta di un omicidio di un 21enne in lite tra bande. Quattro adulti violenti e bulli hanno deciso di ammazzare (in particolare i due) uno studente cuoco (deriso poi sui social con la proposta di intitolargli una scuola di cucina) forse per una bravata, forse per una questione di “lesa maestà”.

Duarte muore e mentre noi cerchiamo colpevoli: siamo inebetiti dalla banalità del male.

Gli psicologi per aiutare a gestire gli impulsi spesso invitano a fare sport. Le MMA per la disciplina richiesta sono ottime per chi dovesse e volesse imparare a gestire la rabbia. Le moto da strada e la velocità richiedono enorme autocontrollo. La verità per favore. Stop alle giustificazioni infantili. La cattiveria umana non la dobbiamo scusare nascondendoci dietro uno sport che non si conosce bene.

Duerte voleva fare il calciatore ma che Maradona sia stato un ottimo “pibe de oro” e un famoso cocainomane non ci autorizza a pensare che tutti i calciatori usino cocaina.

Che nelle MMA due criminali si siano distinti per un omicidio non ci autorizza a dire che una delle discipline più antiche dai tempi delle olimpiadi greche sia un covo di assassini.

Martina Cecco