Processo Charlie Hebdo. Dall’Iran ancora contro la rivista: “il loro? peccato imperdonabile”

Appena pochi giorni fa in Francia si è aperto il processo contro 14 persone per l’attentato contro la sede della rivista Charlie Hebdo avvenuto il 7 gennaio del 2015. Per l’occasione sulle pagine della rivista satirica sono state ripubblicate le caricature del Profeta Maometto che, ai tempi, avevano fatto infuriare il mondo islamico.

Nonostante siano passati più di 5 anni, l’attentato alla sede di Charlie Hebdo è ancora nella memoria di tutti, troppo grave il gesto dei terroristi che hanno voluto punire la rivista per le loro immagini satiriche creando il panico in tutta Parigi e provocando la morte di 15 persone innocenti.

Sebbene l’attentato sia stato condannato da più parti nel corso degli anni, c’è ancora chi ritiene che gli attentatori abbiano agito, se non nel giusto quasi, e che l’attentato, seppur da condannare, sia stata una risposta alle offese occidentali verso l’Islam e l’intero mondo mussulmano. Tra questi sembra esservi l’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, che commentando la ripubblicazione delle vignette inerenti a Maometto si è lasciato andare a dichiarazioni molto forti.

Il peccato imperdonabile di Charlie Hebdo ha rivelato l’ostilità e l’odio del sistema politico e culturale occidentale verso l’islam e la comunità musulmana” ha affermato Khamenei.

Come riporta correttamente “La Stampa”, il leader iraniano ha poi rincarato accusando il mondo politico francese di non aver voluto condannare “come offensive” le vignette che ironizzavano su Maometto in virtù di radicate politiche anti-islamiche, politiche che avrebbero portato alla situazione d’odio attuale.

Khameini ha poi concluso rilanciando: “In una congiuntura simile questa mossa potrebbe essere mirata a distrarre l’opinione pubblica dei Paesi dell’Asia occidentale dai malvagi complotti degli Stati Uniti e del regime sionista contro la nostra regione”.