Governo. Reddito di cittadinanza ed evasione. Lettera alla ministra Catalfo

Una polemica che non si quieta

Secondo l’ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, la metà dei percettori del Reddito di cittadinanza sono evasori. “Castronerie”, risponde l’attuale presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

Ricordiamo che il Reddito di cittadinanza aveva due scopi: quello di sostegno economico ai poveri e quello di favorire il lavoro.
Il secondo punto non ha raggiunto i risultati sperati, sul primo punto aleggia l’accusa di Boeri: i soldi del Reddito vanno ai bisognosi o no? Per Boeri no, per Tridico si.

In un anno e mezzo il Reddito è stato revocato solo a 10 mila famiglie, tra le quali condannati, detenuti, boss e persone cui erano intestate auto di lusso, ville e imprese.

La prima domanda è perché non si fa una verifica prima di attribuire il Reddito, la seconda è come si fa a individuare gli evasori se i redditi sono evasi.
Con le banche dati a disposizione non dovrebbe essere così difficile scremare la percentuale dal 50% al 10%, sempre che le banche dati siano integrate tra loro.

Se, per esempio, si fossero sovrapposte le informazioni, si sarebbe scoperto che, mentre il padre dei fratelli Bianchi, accusati dell’uccisione di Willy, percepiva il Reddito, i suoi figli esibivano lussi su Facebook.

Negli anni passati si scoprì che il 56% di coloro che si dichiararono nullatenenti in realtà non lo erano, e si è potuto scoprirlo incrociando le banche dati. Insomma, il 56% dei poveri non lo era.

Per questo motivo abbiamo scritto una nota alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (M5S), chiedendo cosa intenda fare affinché il Reddito di cittadinanza non finisca nelle tasche degli evasori o, comunque, di chi non ne abbia titolo.

Dopotutto, il Reddito è pagato con i soldi del contribuente.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc