Se dovessimo uscire dall’Euro perderemo in produttività e quindi costretti a svalutare ancora, sarà un disastro?

Oggi esamineremo il “ragionamento” di cui sopra che nella sua semplicità espositiva concentra varie “paure” attinenti l’uscita dall’euro. Avviso il lettore che non sarà un discorso breve.
In questo specifico caso si accomunano la perdita di produttività con la svalutazione della moneta (nuova lira) suggerendo un collegamento automatico fra calo della produttività e svalutazione della moneta nei confronti delle altre monete del Mondo.
Cercheremo di capire l’origine della produttività e il presunto automatismo con la svalutazione della moneta (sovrana).
Darò una definizione di produttività molto semplice: la produttività è la produzione di beni e servizi nell’unità di tempo. Più beni/servizi produco in un’ora più alta sarà la mia produttività.
Per chi volesse approfondire (consiglio VIVAMENTE l’approfondimento) può studiare la definizione di produttività marginale dei fattori di produzione di Cobb- Douglas (1928) usatissima nell’analisi economica. Non mi addentrerò volutamente nell’analisi di Cobb-Douglas per ragioni di spazio e di tempo, preferendo seguire il “ragionamento” di cui sopra.

Un altro elemento di cui ho bisogno come strumento utile è la Funzione del reddito che risulta come somma dei seguenti elementi:
Y = C+G+I+NX
Definiamo:
Y = Reddito nazionale
C = Consumi (privati e pubblici)
G = Spesa pubblica (spesa dello Stato)
NX = Saldo della bilancia commerciale (esportazioni – importazioni)
Procediamo con alcune elementari operazioni
Y-C = G+I+NX

Questo significa che se sottraggo dal reddito nazionale (Y) i consumi (C) mi resterà il risparmio (S). Immaginiamo il mio stipendio dal quale detraggo i consumi mi resterà il risparmio mensile/annuale. Lo stesso ovviamente avviene per uno Stato, un qualsiasi Stato.
Possiamo definire “S” il risparmio come
S = G+I+NX
Se dal risparmio “S” sottraiamo gli investimenti (pubblici e privati) avremo il surplus finanziario complessivo cioè l’eccedenza del risparmio “S” sugli investimenti “I” a dire quanto il sistema economico complessivo spende di meno (oppure di più) rispetto a quanto guadagnato. Se vogliamo l’accumulo di ricchezza complessiva.

Avremo quindi
S-I = G+NX
Possiamo quindi concludere che il surplus finanziario è in diretta dipendenza del livello della spasa pubblica G e del saldo netto della bilancia commerciale “NX” (esportazioni- importazioni).
Risulta a questo punto facile il collegamento fra moneta quindi tasso di cambio, saldo della bilancia commerciale e surplus finanziario dello Stato.
Immaginiamo di mantenere costante “G” la spesa pubblica e di variare in aumento o in diminuzione “NX”. Il risultato sarà un incremento o una diminuzione della “ricchezza” dello Stato.
Propongo a questo punto l’esame del primo grafico (immagine qui sotto) che illustra l’andamento di NX della Germania dal 1970 al 2020.

Credo sia evidentissimo il cambio di passo a partire dall’anno 2000.
L’impennata di “NX” della Germania a partire dall’anno 2000 ha avuto ovviamente effetto anche sulla produttività complessiva del sistema perché il poderoso incremento di “NX” ha influito sugli investimenti (I) innalzando la possibilità di rinnovare gli impianti industriali automatizzandoli e di converso di alzare il tasso di occupazione.
Propongo l’esame del secondo grafico.

Notiamo che pur l’Italia partendo da una posizione di estremo vantaggio nella produttività oraria rispetto alla Germania a partire dall’anno 2000 vi è stato un appiattimento dell’incremento della produttività Made in Italy e, all’opposto, un costante poderoso incremento della produttività oraria della Germania (Cobb-Douglas ci spigano le motivazioni).

Alcuni riferimenti numerici possono darci la dimensione del fenomeno.
Dall’anno 2000 all’anno 2017 (periodo di tempo considerevole) la produttività oraria italiana è aumentata del 2% quella tedesca del 21,5%, più che decuplicata (fonte dati OECD).
La domanda è spontanea che cosa ha potuto decuplicare la produttività tedesca e deprimere quella italiana?
Date le premesse esaminiamo il nostro “ragionamento” di partenza.
“Se dovessimo uscire dall’euro perderemo in produttività…”

Risulta di tutta evidenza che la perdita di produttività è avvenuta a causa dell’euro. Di converso in caso di uscita ci sarà un incremento della produttività italiana.
“… e quindi saremo costretti a svalutare ancora”.
Vediamo questo passaggio.

In caso di uscita dall’euro, il sistema di cambi fissi, anche se una sola moneta dovesse uscire dal sistema i cambi fissi non avrebbero più ragione di esistere e quindi l’euro crollerebbe come un castello di carte.
In caso di uscita quindi avremo il sistema dei cambi variabili che terranno conto dell’avvaloramento della “ricchezza accumulata- surplus finanziari cumulati” dai vari Paesi che prima erano nel sistema dei cambi fissi (euro).
In questo caso ci sarà sicuramente un avvaloramento in positivo del nuovo marco tedesco ed un avvaloramento in negativo della nuova lira italiana (non importa la denominazione della nuova valuta sovrana).
L’Italia sarà “costretta” a svalutare?
Certamente no, sarà l’apprezzamento internazionale delle due economie che verrà descritto (avvalorato) dal rapporto di cambio.
Esaminiamo ora la “costrizione” a svalutare ancora.

Date le premesse diamo dei valori alla rivalutazione del nuovo marco tedesco e della nuova lira italiana.
Supponiamo (ritengo che questi valori siano plausibili, stime personali) che il nuovo marco tedesco abbia una rivalutazione del 30% e la nuova lira italiana al contrario subisca, causa l’avvaloramento dei mercati internazionali, una svalutazione del 20%.
L’effetto immediato sarebbe una chiara convenienza dei prodotti e servizi Made in Italy rispetto a quelli tedeschi.

Una famiglia tedesca converrebbe stare il più possibile in Italia rispetto alla Germania perché pagherebbe i beni ed i servizi il 20% in meno che in Patria.
La Germania avrebbe interesse a mantenere per lungo tempo questa situazione di differenze di cambio?
Certamente no, avrebbe convenienza ad intervenire sui mercati dei cambi (ora liberi dal sistema dei cambi fissi) vendendo nuovi marchi tedeschi per acquistare nuove lire italiane, rendendo così meno convenienti i beni ed i servizi italiani.

L’Italia sarebbe “costretta” a svalutare ancora?
Direi proprio di no
, anzi la Germania sarà costretta ad intervenire sui cambi se non vorrà essere spazzata via dalla concorrenza italiana che incrementerà il suo “NX” e di converso la sua produttività che è stata penalizzata dall’euro.
NON sarà un disastro, anzi le prospettive saranno del tutto favorevoli.

Gabriele Pernechele