Ecco perché non conviene accettare i fondi del Recovery Fund

In queste righe cercherò di illustrare perché non conviene all’Italia accettare i finanziamenti del Recovery Fund ed invece sarebbe molto meglio finanziare la ripresa economica con emissione di debito pubblico nazionale (domestico).
Sappiamo che siamo nell’eurozona e che siamo vincolati alla sua moneta (una moneta straniera) che è semplicemente un sistema di cambi fissi.

Abbiamo assistito al “fallimento” della Grecia dovuto all’incremento del debito privato che poi si è trasformato in debito pubblico. Ciò è avvenuto per l’ingente afflusso di capitali dal Nord Europa (non solo ma principalmente dalla Germania per speculare sulla differenza del tasso di interesse). Questo portò ad un brusco incremento del debito privato che si riversò nell’acquisto di beni e servizi dei Paesi del Nord Europa mettendo in crisi la bilancia dei pagamenti e quindi riversandosi sul debito pubblico nazionale (Ciclo di R. Frenkel). Vediamo la prospettata possibilità per l’Italia di utilizzare i fondi del Recovery Fund dopo che la Commissione Europea avrà approvato il Recovery Plan.
Significa che l’Italia per accedere a quei fondi (ricordo che sono disponibilità italiane che vengono trasferite all’UE per poi essere chieste dall’Italia, cambiando legislazione e pagando gli interessi previsti) dovrà preventivamente preparare un Recovery Plan secondo le direttive stabilite dall’UE e sottostare alla sua preventiva approvazione.
Questo significa che il recupero dell’economia italiana NON sarà un disegno programmatico domestico che risponda alle necessità domestiche italiane ma dovrà per essere approvato e rispondere alle peculiarità di recupero volute dall’UE. Deciderà l’UE come dovrà essere il recupero dell’economia italiana non l’Italia (una delle nefaste conseguenze della perdita della sovranità monetaria).
Quando approvato il Recovery Plan e se il Recovery Fund verrà approvato da tutti (nessuno escluso) i Paesi dell’eurozona allora e solo allora l’Italia potrà accedere ai fondi (ripeto sono disponibilità finanziarie italiane che ritornano in Patria gravate da interessi cambiando legislazione).

Oltre a questo, lo abbiamo sentito dalla viva voce del Ministro dell’economia R. Gualtieri durante un’audizione alla Commissione parlamentare Finanze, ha confermato che tutti i fondi europei saranno “senior” quindi privilegiati. Oltre ad essere debiti privilegiati (debiti esteri) andranno ad aumentare il debito pubblico italiano.
Vediamo il primo grafico (immagine in alto) che illustra la posizione dell’Italia rispetto ad altri Paesi nel rapporto debito ESTERO (non pubblico) PIL.
Il secondo grafico illustra la posizione italiana (debito ESTERO/PIL) nei confronti di alcuni Paesi dell’eurozona (immagine qui sotto).
Notiamo dal secondo grafico in particolare che dei 5 Paesi del Sud Europa (Grecia, Italia, Francia, Spagna e Portogallo) ben 3 hanno un rapporto debito ESTERO/PIL inferiore a quello della Germania.
Grecia, Italia e Spagna sono i Paesi che a giudizio dell’UE sarebbero i Paesi maggiormente interessati e beneficiari dei fondi del Recovery Fund.

Di questi 3 Paesi “beneficiari” solo l’Italia è un contributore netto cioè versa all’UE più di quanto riceva come finanziamenti dall’Unione.
Se Grecia e Spagna (ammesso lo abbiano, vedremo che non è così) dovessero mostrare un interesse per i fondi del Recovery Fund questo sarebbe derivato dalla loro posizione di prenditori netti NON di contributori netti come avviene per l’Italia.
Una cosa nota è il previsto “freno a mano” nel caso l’UE dovesse intuire che i fondi eventualmente concessi non fossero utilizzati secondo le sue intenzioni e direttive entrerebbe in funzione un sistema (volutamente per ragioni di spazio e di tempo non lo illustro) che bloccherebbe le successive erogazioni di fondi (sudden stop).

Se l’Italia accettasse i fondi del Recovery Fund (come grafico illustra) peggiorerebbe la sua posizione in termini di rapporto debito ESTERO/PIL. Così avverrebbe per Grecia e Spagna.

I fondi del Recovery Fund essendo debito estero (senior) dovranno, in caso di blocco di nuove erogazioni e di conseguente crisi (sociale ancor prima che economica), essere rimborsati PRIMA di ogni altro debito, prima ancora dei titoli di Stato domestici, i nostri BTP tanto per intenderci NON soggetti a legislazione straniera.
Ciò detto converrebbe molto di più all’Italia, finanziare la ripresa domestica ricorrendo all’innalzamento del debito pubblico nazionale rispetto a quello estero perché così eviterebbe di presentare un piano come pretende l’UE disegnandolo invece sulle esigenze specifiche italiane, finanzierebbe la ripresa con debito nazionale non soggetto a legislazione straniera, non sarebbe sottoposta alla possibilità di un improvviso “sudden stop” nei finanziamenti.

Quali le risorse disponibili?

Il risparmio delle famiglie italiane viene calcolato in circa 4.200 miliardi di euro (anno 2018).
Se (desiderio) l’Italia avesse ancora la sovranità monetaria potrebbe finanziare la ripresa a tasso quasi zero attraverso la monetizzazione del debito pubblico (Banca d’Italia pubblica controllata dal Ministero dell’economia, acquirente di ultima istanza dei titoli del debito pubblico domestico).