Covid. Arriva lo studio contro l’immunità di gregge: “Non serve a fermare il virus”

Con il coronavirus che è tornato prepotentemente a spaventare l’Italia, e il mondo, in molti sono tornati a pensare che una delle possibili soluzioni per debellare definitivamente questa pandemia possa essere quella di percorrere la via “dell’immunità di gregge”. Il principio che può essere identificato nella “capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione, verso la quale una grande proporzione dei membri del gruppo è immune”. 

Questa opzione, già abbondantemente discussa nella prima fase della pandemia, è stata ritenuta dalla quasi totalità degli stati un’opzione non percorribile, e oggi arrivano, in questo senso, altre conferme anche dal mondo scientifico. 

Ottanta scienziati provenienti da tutto il mondo (tra cui psicologi, virologi, epidemiologi e pediatri) hanno infatti redatto una lettera aperta “The John Snow Memorandum” pubblicandola sulla rivista specializzata The Lancet, in cui hanno ribadito il pericolo e i rischi che affidarsi all’opzione dell’immunità di gregge comporterebbe. 

“L’idea di arrestare il virus raggiungendo l’immunità di gregge è un errore pericoloso, non supportato da alcuna evidenza scientifica. Tenere sotto controllo la diffusione del virus – mettendo in atto delle regole da rispettare – è il modo migliore di proteggere società ed economia fino all’arrivo di terapie e vaccini efficaci ed evitare nuovi lockdown” hanno sentenziato gli ottanta esperti. 

Gli scienziati hanno poi ricordato come l’immunità di gregge sia un’opzione troppo costosa in termini sia economici che di vite umane e che comunque non arresterebbe il virus, che potrebbe continuare a tornare in più ondate. Aggiungendo come sia stato appurato che l’immunità dal Covid-19 duri solo pochi mesi dal superamento dell’infezione, con il rischio di poter contrarre nuovamente il virus. 

“Servono con urgenza efficaci misure di controllo della trasmissione del virus, affiancate da programmi sociali ed economici per aiutare i più vulnerabili e combattere le iniquità amplificate dalla pandemia” hanno poi concluso gli esperti.