Utero in affitto di Mattia Vicentini

Si è tenuto nei giorni scorsi a Bolzano sul tema dell’utero in affitto un sit in del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, Gioventù nazionale, presente il coordinatore regionale Francesco Barone. L’iniziativa rientra in un calendario di manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica altoatesina su una pratica che lede profondamente il valore della vita umana dei nascituri e la dignità della donna sfruttate.

Quella contro l’utero in affitto, è una battaglia storica di Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia.

Pochi giorni fa ha preso il via la discussione in Commissione Giustizia alla Camera della proposta di legge di Fratelli d’Italia per rendere l’utero in affitto un reato universale, ovvero punibile in Italia anche se commesso all’estero. Una distinzione non indifferente.

Tale proposta è stata depositata a marzo 2018 con prima firmataria Giorgia Meloni e cofirmataria l’on. Carolina Varchi.

Dietro al mercato globale della maternità surrogata vi è un mercato annuo di circa 3 miliardi di euro.

Spesso questo cela tragedie umane, morti, abbandoni, condizioni di vita devastanti che spingono donne disperate ad accettare di affittare il proprio corpo in cambio di denaro.

Più ci spostiamo nei paesi poveri e in via di sviluppo e meno le donne possono peraltro contare sugli incassi legati alla loro gestazione.

Per far si che la maternità surrogata avvenga esse accettano il contratto legale che le costringe alla fine delle quaranta settimane, se il figlio è sano, a cederlo ai genitori.

Nell’eventualità che il figlio nascesse con disabilità (che non è raro che nei contratti disumanamente vengano chiamati “difetti”) la madre è costretta a tenersi il bambino e purtroppo, quasi sempre, per impossibilità economiche, esso viene privato del dono della vita.

Anche le madri, soprattutto in Oriente, rischiano la vita, proprio perché spesso la copertura sanitaria nei propri è assente.

Difatti nel subcontinente Indiano la situazione delle madri surrogate era talmente drammatica che la camera Indiana ha approvato nell’Agosto 2019 un provvedimento che vieta tale fattispecie, a fini commerciali, in tutto il paese.

Queste pratiche oggigiorno sono sostenute dalla sinistra liberista che in questi giorni si sta scagliando contro la proposta di Fratelli d’Italia;

Cercano di giustificare una pratica barbara, una moderna forma di schiavismo, che paragona il corpo di una donna ad una macchina produttrice e il bambino ad un oggetto da vendere e comprare.

Davanti a questo scempio noi non ci fermiamo, è proprio in questi frangenti che bisogna prendere posizione per denunciare la deriva morale, etica e sociale in atto.

Mattia Vicentini – Presidente provinciale Gioventù Nazionale