NursingUp sciopero nazionale il 2 novembre

Il sindacato Nursing up ha proclamato uno sciopero nazionale nella sanità pubblica DALLE ORE 7 DEL 2/11 ALLE ORE 7 DEL 3/11, per dare un segnale forte alla politica nazionale ed a quella delle Province di Trento e Bolzano, che sono in grande sofferenza per l’emergenza covid.

La situazione è grave e non ci sono all’orizzonte risposte istituzionali adeguate e strutturate per affrontare con efficacia le problematiche da noi ripetutamente denunciate ed evidenziate nel corso degli anni.Il 2 novembre dalle ore 14 alle ore 16 ci sarà un presidio di protesta sotto il palazzo della regione a in p.za Dante a Trento, dove una ristretta delegazione sindacale Nursing up di Trento e Bolzano rappresenterà le principali richieste di infermieri e professionisti sanitari: 

1. Un alveo contrattuale autonomo, con risorse economiche dedicate ed avulse dal resto del comparto, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Analogamente accada per le professioni sanitarie ostetrica e tecniche.

2. Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che, al pari di quella già riconosciuta per altre professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, e che riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti, da ultimo, proprio dalla pandemia COVID-19.

3. Risorse economiche per il contratto della sanità finalizzate e sufficienti per conferire un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che si occupano ai vari livelli di funzione di assistere pazienti con un rischio infettivo.

4. Individuazione di uno specifico contratto/convenzione nazionale di lavoro per l’infermiere di famiglia, immediato adeguamento delle dotazioni organiche del personale operante nella generalità dei presidi ospedalieri e sul territorio, calibrato tenendo conto dei reali bisogni dell’assistenza con coevo aggiornamento della programmazione degli accessi universitari posto che, allo stato, mancano più di 53 mila infermieri. Nuove norme in grado di agevolare, concretamente, la mobilità del personale tra gli enti del servizio sanitario nazionale, anche eliminando il “previo placet” al trasferimento dell’ente di appartenenza in caso di disponibilità di posto vacante nell’ente di destinazione.

5. Superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, il vincolo di esclusività, riconoscendo loro il medesimo diritto già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le strutture sociosanitarie, le RSA, le case di riposo, di cura e le strutture residenziali riabilitative.

6. Direttive e risorse economiche finalizzate a sostenere l’aggiornamento professionale dei professionisti sanitari oggetto della presente, riduzione del debito orario settimanale degli stessi (orario di servizio) pari ad almeno 4 ore settimanali, da utilizzare per le attività di aggiornamento, come già avviene per i medici.

7. Direttive e nuove risorse economiche finalizzate all’immediato e stabile riconoscimento degli infermieri specialisti e gli esperti in applicazione della Legge 43/06 e per la valorizzazione economico giuridica della funzione di coordinamento, valorizzazione delle competenze cliniche e gestionali degli interessati;

8. Riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione, con o senza esiti temporanei o permanenti.

Sanità, Sindacato Nursing Up, De Palma: «Pronti a incrociare le braccia, pronti allo sciopero di lunedì 2 novembre. Pronti ancora una volta a manifestare il nostro dissenso verso chi calpesta i diritti e le istanze legittime degli infermieri italiani».

«Il simbolo della protesta, scelto dagli infermieri è un garofano bianco, per ricordare i 44 colleghi che hanno perso la vita, e per sottolineare il rispetto dei principi e dei valori ai quali si ispira la nostra professione. Siamo stati costretti dal silenzio del Governo, ma i cittadini lo sanno, sono dalla nostra parte. Perchè da martedì saremo ancora una volta noi e solo noi, a rischio della nostra vita, a tentare di tirarli fuori dalle sabbie mobili in cui tutti siamo finiti».

ROMA 31 OTT 2020 – «Nel pieno della riesplosione dell’emergenza Covid, di fronte alla palese cattiva gestione di quella che poteva essere una seconda fase, se non indolore, certamente dai contorni non drammatici come quella che stiamo vivendo in questi ultimi giorni, in tutti gli ospedali, piccoli e grandi, da Nord a Sud, impegnati nell’ardua battaglia contro la pandemia, gli infermieri italiani incrociano le braccia per 24 ore, da lunedì 2 novembre alle ore 7.00 fino alle ore 7.00 di martedì 3 novembre, per dire ancora una volta “no” all’indifferenza, alla mancanza costante di un dialogo costruttivo con il Governo, le Regioni  al non coinvolgimento nelle decisioni “chiave” per il futuro della categoria. 

Ed è emblematico che in un frangente così delicato per la storia della sanità pubblica del nostro Paese, siano gli infermieri, perno indiscutibile di un sistema deficitario che si regge a galla grazie al loro impegno e alla loro dedizione per la strenua difesa della salute della società civile, a decidere volontariamente di non recarsi sul posto di lavoro e di aderire all’azione  promossa dal nostro sindacato, con tutte quelle che possono essere le conseguenze del loro gesto, garantendo beninteso, come la legge vuole e come vogliono gli stessi infermieri a beneficio dei cittadini, i servizi minimi».

Quasi tutte le aziende sanitarie hanno pubblicamente informato dei possibili disagi dovuti al rinvio delle prestazioni ordinarie. Purtroppo saranno centinaia di migliaia le prestazioni infermieristiche che verranno meno in Italia. Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, annuncia il programmato sciopero che prenderà il via lunedì mattina. 

«A chi ci chiede di tirarci indietro rispondiamo che se non lo abbiamo fatto, è perché troppo importanti sono le istanze in gioco, troppo lunga è l’attesa di una svolta che non è mai arrivata. Il gioco delle promesse mancate è finito, continua De Palma. Gli infermieri italiani, logorati e stanchi di essere presi in giro, sono pronti a fermarsi per 24 ore. E sono davvero tanti i colleghi che da tutta Italia ci hanno chiamato confermando la loro volontà di aderire. Prevediamo perciò una massiccia partecipazione, ma soprattutto vogliamo lanciare un messaggio al Governo ed alle regioni che, nei fatti, ci stanno ancora una volta voltando le spalle, con accompagnamento di inutili elogi e lodi sdolcinate. 

L’adeguamento di stipendio con la snervante attesa di un aumento in busta paga, la creazione di un alveo contrattuale autonomo che valorizzi economicamente e professionalmente il nostro ruolo e provvedimenti concreti, che ci consentano di svolgere il nostro lavoro in sicurezza, non come accade oggi: sono queste e molte altre le ragioni per le quali abbiamo deciso di fermarci. Consapevoli che lottiamo contro un “mostro” di nuovo agguerrito e lo facciamo oggi più che mai con armi spuntate, con una carenza di infermieri che ad inizio pandemia era di almeno 53000 unità e che a causa di politiche inconcludenti si acuisce giorno per giorno. Contestiamo quei provvedimenti secondo i quali un infermiere che viene a contatto con un soggetto infetto debba continuare a lavorare fin quando non avrà sintomi della malattia, rappresentando un rischio per se e per gli altri, mentre qualsiasi altro cittadino nelle stesse condizioni viene collocato in quarantena. Anche noi abbiamo famiglie, i nostri figli sono come quelli degli altri, non vogliamo metterli a rischio, pretendiamo di lavorare in sicurezza.  

Eppure, nonostante tutto questo, noi da martedì riprenderemo a rischiare la vita, con turni anche di 24 ore consecutive. A dimostrazione che ci siamo e ci saremo sempre. I cittadini capiscono le ragioni della nostra protesta, ora più che noi mai siamo al loro fianco e loro lo sono al nostro. Chi perde di credibilità non siamo certo noi. La colpa è di chi avrebbe dovuto garantire una organizzazione tale, nella sanità pubblica, da permetterci di gestire la nuova emergenza senza i patemi che viviamo oggi. E non è escluso, se Governo e Regioni non considereranno seriamente le nostre richieste, che non si decida di di acuire la lotta, e che il nostro prossimo passo non sia quello di proclamare uno sciopero di 48 ore.

Insomma, dove sono le nuove assunzioni? Che fine hanno fatto le promesse dei contratti a tempo indeterminato? Gli infermieri, precari con contratti a termine fino a dicembre, e con gli stipendi tra i più bassi d’Europa. Sino ad oggi abbiamo conosciuto solo il dovere, abbiamo lavorato con la cenere in testa durante tutta la pandemia senza nulla chiedere, anche in questa giornata di sciopero continuiamo a lottare contro la morte assumendoci comunque la responsabilità di garantire i servizi minimi alla cittadinanza, e certo non ci arrendiamo. Quello che è sicuro, è che saremo ancora una volta noi a tirare fuori gli italiani dalle sabbie mobili, dalle paludi più nere, rischiando di finirci dentro mentre riportiamo a riva chi è in pericolo. Mentre dietro di noi, “gli altri”, rimarranno a guardare inermi, talvolta continuando ad elargire inutili quanto patetici elogi», conclude De Palma.