Covid. Parla l’infermiera simbolo della prima ondata: “Da eroi per qualcuno siamo diventati assassini”

Martina Benedetti, infermiera che nella prima ondata di Covid in Italia divenne un simbolo grazie ad una foto pubblicata sui social e divenuta virale in tutto il mondo, è intervenuta ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici” per fornire la propria opinione in merito alla nuova ondata di Covid che si è abbattuta sull’Italia.

L’infermiera ha iniziato il suo intervento parlando direttamente della seconda ondata di coronavirus: “Lavoro in Toscana, in un reparto Covid, in una terapia intensiva. Siamo diventati covid free in estate, purtroppo in questo ultimo periodo seguendo il trend nazionale siamo ripiombati nell’incubo covid. Almeno nella mia realtà, rispetto alla prima ondata, quando eravamo sprovvisti di mezzi di protezione individuale, riusciamo a proteggerci. Abbiamo le giuste armature. Molti operatori sanitari si contagiano perché è saltato il tracciamento. In estate abbiamo fallito nel sistema di tracciamento, che è sfuggito di mano. Com’è cambiato l’atteggiamento dei cittadini nei nostri confronti? Questa seconda ondata è ancora più difficile. Nella prima, non volendo, venivamo quasi celebrati come eroi, con i canti e gli applausi dai balconi, adesso succede che durante il periodo estivo abbiamo visto vari fenomeni aberranti, come i negazionisti o i no mask, movimenti fomentati anche da un giornalismo di bassa lega. Varie categorie di persone se la sono presa con noi. Da eroi per qualcuno siamo diventati assassini. Sono questi gli insulti che riceviamo sui social. Oppure ci scrivono ‘assicurati’, quelli con lo stipendio statale, che devono stare zitti. Io e i miei colleghi siamo rimasti basiti, dopo tutto l’impegno che abbiamo messo a marzo e aprile e stiamo mettendo ora. Ti fai un turno massacrante in terapia intensiva, esci fuori e leggi certi commenti sui social, ti fa male”.

Martina Benedetti ha poi parlato anche dei colpevoli di questo ritorno così forte della pandemia e dell’odio di cui è stata vittima sui social: “Tutto questo poteva essere previsto, era una situazione annunciata, non è stato fatto abbastanza. Gli hater sui social ce li ho anche io, li ho molti. Veniamo accusati di avere lo stipendio fisso e assicurato, quindi per questo non avremmo il diritto di parlare. Ma a me non dà fastidio il messaggio degli hater, ho un carattere di un certo tipo, mi dà noia la situazione generale, molti cittadini non hanno capito bene la situazione, sono stati gli stessi specialisti a minimizzare nei mesi scorsi, a creare una sorta di circo mediatico. Tutti questi scontri anche tra specialisti, tra virologi, che a mio parere sono assurdi. In reparto ne parliamo avviliti, ma spesso non c’è neanche tempo per stare dietro a tutte le dinamiche, il nostro obiettivo nell’immediato è di far star meglio il paziente che accede, non abbiamo nemmeno tempo per certe cose. Chi è in corsia tutti i giorni non apprezza chi minimizza, ma chi è realista e consapevole. La realtà in questo momento è drammatica. Dal punto di vista clinico sono stati fatti dei passi in avanti, i nostri medici hanno capito delle cose, la malattia viene curata in modo più efficace. Ma rimane il problema di posti letto. Più della letalità del virus, quello che le persone che non capiscono, è la capacità di tenuta del sistema sanitario il problema”.

Infine, concludendo il suo intervento, l’infermiera ha chiarito come, sul vaccino, non sia ancora sicuro che le prime dosi saranno messe a disposizione del personale sanitario, aggiungendo però come la notizia sia assolutamente positiva ma che a livello pratico siano ancora in atto le dovute discussioni.