“Likecrazia. Lo show della politica in tempo di pace e di Coronavirus” il libro di Daniele Capezzone

"Quanto ti stanno a sentire? 10 secondi se parli, 20 se piangi e 30 se sanguini... "

Daniele Capezzone ha messo a nudo il problema della democrazia in tempo di pace e di Coronavirus, come dice il suo libro, per spiegare che – dietro quello che è obiettivamente un periodo difficile – ci sono delle dimensioni “altre” che affondano le radici nel concetto ontologico del significato della “democrazia”.

Il suo pensiero quindi scorre tra le righe di un libro politicamente scorretto, vissuto da protagonista della politica vissuta e partecipata, anche attraverso il suo lavoro che – a differenza di altri – consente una presenza esplicitata e reattiva in tempo reale di fronte ai rischi che ogni periodo anomalo porta con sé.

Daniele Capezzone in questo libro mette in risalto la propria esperienza personale di uomo e scrittore. Da lui stesso definito come “lavoro importante” per la sua carriera politica, giornalistica, da scrittore.

In questo modo Capezzone presenta il suo libro come un lavoro di distacco, rispetto a un’età della prima fase del pensiero, personale, come una testimonianza di circa 200 pagine che risolvolvono un periodo di cambiamenti consistente. Daniele Capezzone è ospite fisso delle trasmissioni emesse da Mediaset e scrive per il quotidiano “La Verità” di Maurizio Belpietro.

Certamente chi conosce l’autore dal punto di vista della produzione letteraria e anche televisiva non può non sapere che sono quindi molte le situazioni in cui la politica ha usufruito dei media per elaborare una linea di pensiero che di fatto è ormai interattiva, tra l’autore e i suoi lettori/commentatori.

In quest’opera l’autore sottolinea come un Virus abbia scardinato molte regole in fatto di comunicazione politica, in dare e in avere, sia per lo sviluppo dei nuovi media, che per il mescolamento tra informazione e intrattenimento.

La secolarizzazione della politica insomma, che ha travolto in prima persona i politici, in seconda battuta le idee, che si ammassano nell’arena dei nuovi media, che hanno a che fare, da un lato, con la struttura politica arcaica delle istituzioni, dall’altra dalla liquidità del pensiero moderno e contemporaneo.

E quindi una politica di massa, portata avanti da una certa sinistra, è ancora un baluardo della democrazia, della letteratura e della cultura, oppure la destra è connivente in questa mancanza di pensiero di controcultura e di iniziative?

La domanda che si pone l’autore, nella consapevolezza di un pensiero tra tanti, vuole la riscossa del pensiero politico, per dare testimonianza di come in Italia – attualmente – ci siano percorsi che non si incontrano mai, di una certa filosofia politica, che sono di fatto divisi, anche secondo la suddivisione dei mezzi di comunicazione e di chi li possiede.

In Italia la cultura, la comunicazione, la politica, sono veramente equamente rappresentati da destra a sinistra, oppure chi ha un’opinione diversa dal gruppo di governo, è tornato ad essere il “nemico pubblico”?

MC