Covid. Per l’ex capo della Protezione Civile Bertolaso “ci sarà una terza ondata”. Ecco quando…

“Tra febbraio e marzo ci sarà una terza ondata Covid e se qualcuno pensa che a Natale saremo tutti belli liberi dal virus si sbaglia.”

A dirlo è stato l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, attuale consulente per la gestione della pandemia della Regione Umbria che, intervenuto all’interno della radiotrasmissione di Radio105, “105 Friends”, ha fatto il punto della situazione sull’andamento della pandemia in Italia.

Se per Bortolaso il futuro non sembra roseo, dalla Fondazione Gimbe arrivano invece notizie apparentemente più rassicuranti. Il monitoraggio indipendente, condotto dalla Fondazione, ha evidenziato come nella settimana 11-17 novembre sia stato registrato un primo rallentamento dei casi (a fronte però di una lieve riduzione dei tamponi).

A preoccupare, continua ad essere il numero dei decessi che, nel periodo 11-17 novembre, è aumentato del 41.7%, passando dai 2.918 della settimana precedente alla ragguardevole cifra di  4.134. L’analisi della Fondazione Gimbe ha evidenziato inoltre come sia aumentato anche il numero dei ricoveri ospedalieri, passato da 28.633 a 33.074, e quello dei ricoveri in terapia intensiva che ha registrato un +21,6%.

A commentare questi dati, è arrivato l’intervento del presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, che, come riportato da ANSA, ha affermato: “Le misure di contenimento non hanno appiattito la curva dei contagi, che continua a salire, seppure con velocità ridotta, analogamente a quella dei ricoverati e delle terapie intensive. Il contagio, in sostanza, è come un’automobile che, dopo avere accelerato la corsa per settimane, ora viaggia ad una velocità molto elevata ma costante. Infatti, se nell’ultima settimana l’incremento percentuale dei nuovi casi passa dal 31% al 24,4%, questi sono comunque aumentati di 242.609 unità rispetto alla settimana precedente. Il risultato è che i pazienti Covid stanno progressivamente ‘cannibalizzando’ i posti letto di altri reparti, limitando la capacità di assistere pazienti con altre malattie. In questo scenario, ipotizzare un allentamento delle misure con l’obiettivo di salvare il Natale, rischia di avere conseguenze molto gravi, in termini di vite umane”.