Revenge porn: quando essere umani diventa una vergogna

“Chiunque, dopo aver realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000“. Recita così l’art.612-ter del Codice Penale, in vigore da agosto 2019 e le sue parole sono forti e chiare: il revenge porn è un delitto. Proprio come l’omicidio, il sequestro di persona o una rapina a mano armata.

La legge, quindi, non considera illecito inviare del “materiale scottante”, d’altra parte sarebbe come punire qualcuno per esistere ed essere stato quindi ucciso. Eppure, si è spesso due volte vittima di questo reato: da una parte per la condivisione non consensuale della propria sfera intima, dall’altra per la derisione pubblica e la conseguente vergogna e perdita di reputazione. È più facile di quanto sembri essere presi di mira, perché esistono ad oggi dei bot che modificano le foto pubblicate sui social “spogliando” il soggetto ritratto e creando così dei contenuti hot di sana pianta.

A risentirne maggiormente è il genere femminile, che purtroppo vive in una cultura che porta ancora con sé dei retaggi di epoca vittoriana, dove la donna viene vista come “l’angelo del focolare” e qualsiasi avvenimento che intacca questo immaginario marchia la donna con una “lettera scarlatta” al petto, proprio come nel puritano e retrogrado Massachusetts di Hawthorne. Tiziana Cantone si è suicidata per non aver retto il peso della vergona, la maestra di asilo nido di Torino è stata licenziata, moltissime ragazze condividono video in cui piangono a singhiozzo per essersi ritrovate in gruppi Telegram che sono delle vere e proprie fiere della pornografia illegale.

Non vi è età o appartenenza sociale, anche le star del grande e piccolo schermo sono prese di mira, spesso vittime di hacker senza scrupoli che rendono pubblici contenuti privati. Si tende in genere a colpevolizzare chi ha deciso di filmarsi o inviare in confidenza del materiale ‘bollente’. “Ha sbagliato lei ad inviarlo” o “devi mettere in conto che qualcuno li divulghi” sono frasi che abbiamo sentito per la triste vicenda dell’insegnante di Torino, ma sono dei refrain che sentiamo spesso in questi casi. Eppure, non si direbbe lo stesso per una vittima di un attentato, sembra assurdo affermare “se vai ai mercatini di Natale a Strasburgo dovresti immaginartelo”.

Nel XXI secolo le abitudini sessuali femminili vengono considerate come i capelli rossi nel Medioevo, come se il sesso rendesse le donne degli esseri impuri e demoniaci. Perdere il lavoro o persino la vita per qualcosa che facciamo tutti è impensabile, doversi sotterrare per essere umani è assurdo. Inaccettabile è anche il bigottismo femminile, incarnato perfettamente dalla preside e dalle mamme stizzite e inorridite dal materiale della maestra d’asilo, come se nel loro privato non si abbandonino mai ai piaceri della carne. Altro punto importante su cui riflettere è la leggerezza e la cattiveria con cui questi contenuti vengono diffusi. Possedere un’arma non autorizza automaticamente ad usarla, allo stesso modo avere tra le mani materiale hot non ne autorizza la divulgazione. Lo sbaglio sta nel crederlo proprio e poterne fare ciò che si vuole, quando l’unico proprietario, e quindi l’unico ad avere diritto di proprietà su quei beni, è il soggetto raffigurato.

Avere una vita sessuale è una tra le cose più naturali che ci sia, eppure ci si stupisce ancora per questo segreto di Pulcinella, tanto da usarlo come ricatto per infangare la reputazione altrui. Il monologo di Roberto Benigni sulla versione originale del “Cantico dei Cantici” ha dimostrato come l’amore fisico venga narrato ed osannato come massima espressione del vero essere umano. Le statue greche, esempio di equilibrio e perfezione, mostrano il corpo umano senza veli. Persino i biblici Adamo ed Eva vengono rappresentati in tutta la loro primitiva natura. In fondo, nasciamo tutti nudi e continuare ad esserlo nella nostra sfera intima non ci rende persone peggiori.

di Antonella Resina

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