Trento ha ignorato i venditori ambulanti del mercato cittadino, un settore che esiste dal Medioevo

Stamane manifestazione degli ambulanti a Trento per chiedere la riapertura del mercato cittadino e nei fatti una maggiore tutela nei confronti di un settore che ha letteralmente perso un intero anno di fatturato. Un settore importante, socialmente utile per l’attività svolta e che rappresenta un pezzo fondamentale per la nostra storia. Basti pensare che il commercio ambulante getta le sue basi nel Medioevo, quando i venditori ambulanti portavano con sé mercanzie da proporre ai consumatori, sia a domicilio sia in occasione di fiere e mercati.

A differenza dei commessi viaggiatori, i venditori ambulanti non dipendevano in genere da una compagnia e lavoravano soli o nell’ambito di associazioni ben strutturate. Nei fatti un settore complesso e che è resistito per anni al confronto con quei centri commerciali che rappresentano spesso il trionfo delle multinazionali e di un mondo che impone un conformismo che tanto banalizza e poco stimola una società eterogenea. Quest’anno, invece, il settore ha dovuto fare i conti con il Covid e con tutte quelle regole che hanno penalizzato chi ha cercato, con incredibili sforzi, di portare avanti la propria attività. Così se da una parte i centri commerciali rimangono aperti e anzi si prevede una apertura sino alle 21, gli ambulanti – soprattutto a Trento – sono rimasti degli invisibili, costretti a non poter lavorare nel più grande mercato del Trentino.

I circa 70 ambulanti presenti oggi a Trento con i loro registratori di cassa protestavano per riaprire, per ridare ancora dignità a un lavoro e per dire no a quei contributi dati una tantum, quasi un’elemosina, che non danno dignità a chi vorrebbe lavorare con fatica e perseveranza ogni giorno, partendo da casa alle 3 di notte e rimanendo dentro un furgone freddo nel pieno dell’inverno, pur di tenere in vita un settore unico nel suo genere in Italia.  

Trento – in merito alla situazione del mercato cittadino – rappresenta un unicum nel suo genere. Per esempio a Rovereto il Sindaco ha proceduto a “spacchettare” il mercato in modo da creare, in Centro storico, tanti microspazi autonomi con accessi differenziati in grado di evitare assembramenti. Si è lavorato studiando anche altre soluzioni come lo spostamento del mercato del martedì in corso Bettini.

Soluzioni simili, invece, non si sono trovate per il capoluogo. Ora, con la nuova ordinanza del Presidente della Provincia Autonoma di Trento, si spera di poter ripartire anche a Trento, anche se recuperare un intero anno di fatturato appare ormai impossibile per un settore che troppo spesso in questa emergenza è stato dimenticato.