E mentre discutevamo di aria ci hanno quotato l’acqua in Borsa

L’acqua a Piazza Affari come titolo “future“? Sembra una possibilità sempre più concreta, dal momento che la risorsa idrica è già diventata un titolo future per mano del Cme Group, piattaforma finanziaria per i contratti a termine collegata all’indice borsistico del Nasdaq.

La forma identificata potrebbe essere quella della “commodity“, ovvero il bene di cui c’è domanda ma l’offerta resta costante e non ha differenze in base al produttore. Un simile strumento viene usato anche per le quotazioni del petrolio e dell’oro. Se da un lato la quotazione consentirà un risk management più efficace, acquistando – sia che si tratti di pubbliche amministrazioni che di private aziende agricole o industriali – per tempo scorte di acqua in vista di possibili stagioni di siccità, dall’altro è inevitabile un intervento dei fondi speculativi.

Finora il primo “esperimento” della quotazione dell’acqua è avvenuto in California: la piattaforma Globex, infatti, presenterà il contratto future basandosi sul Nasdaq Veles California Water Index, il prezzo dei diritti sull’acqua nello stato di Los Angeles. Il mercato dell’acqua californiana può arrivare a valere più di 1 miliardo di dollari con ricadute decisive in alcuni settori: basti pensare che il 40% dell’acqua del “Golden State” è destinata all’irrigazione, rivestendo un ruolo fondamentale nella produzione di alcuni tipi di frutta secca.

Secondo il Cme, però, l’indice potrà anche diventare la “cartina di Tornasole” per controllare il livello di allarme sulle risorse idriche di una determinata regione o addirittura a livello mondiale: infatti sono sempre di più le ONG e le associazioni umanitarie che confermano la possibilità di una crisi idrica nel mondo in via di sviluppo già dal 2025. L’acqua utilizzabile senza trattamenti costosi e altissimi consumi di energia è solo l’1% del totale delle acque presenti sulla superficie terrestre, una percentuale che rischia di calare drasticamente a causa del cambiamento climatico, dell’inquinamento e della crescita demografica dei Paesi in via di sviluppo.

Ad arginare le possibilità di ingresso dell’acqua nel mondo della finanzia sono in particolare due fatti: il primo è l’inclusione – datata 28 luglio 2010 – dell’accesso all’acqua potabile tra i diritti umani universali e fondamentali da parte dell’ONU; il secondo sta nelle polemiche che hanno investito negli anni passati il Cme Group per il crollo del prezzo del petrolio. A favore, invece, ci sono diversi ETF americani basati sull’andamento di alcuni titoli legati all’acqua e l’esistenza di una piattaforma B2B in Australia, quasi ventennale, per scambiare diritti di accesso alla rete idrica.