Le critiche contro il post di Andrea Merler? Utili solo alla sinistra che ha sottomesso ideologicamente la destra e ha nascosto i suoi problemi

Ancora minacce contro Andrea Merler, reo di aver fatto un post su Facebook un po’ acceso in cui, ad un primo impatto, non si capiva perfettamente se il riferimento era alle persone che vivono nel sud Italia o al Governo.

Nei fatti una triste pagina della storia politica locale e nazionale, che ha visto coinvolti anche giornalisti del calibro di Andrea Scanzi che hanno trovato così l’occasione di attaccare il centrodestra. La colpa? Aver usato l’espressione “sudditi di sudici sudisti” in un suo post in cui criticava il governo per la delicata situazione inerente il turismo invernale. Un’espressione ambigua, oggetto di diverse interpretazioni, ma che nei fatti chiaramente si riferiva – bastava porre un pò di attenzione al testo – a quello che lui definiva il governo a trazione “foggio-salernitana”. Le critiche sono pervenute anche da alcuni colleghi dell’Avvocato, ex candidato Sindaco, ma sono poi state ritirate.

Valeva effettivamente la pena porre in essere tutto questo putiferio anche a livello del centrodestra? Assolutamente no perché ci troviamo di fronte a una situazione al limite dell’assurdo. Una battaglia fondamentale che accomuna chi vota partiti di centrodestra è l’essere contro il politicamente corretto o contro quello che viene definito pensiero unico.

Fin qui non ci dovrebbero essere polemiche, forse qualche polemica potrebbe invece nascere dal fatto che sono state avvallate le idee culturali portate avanti dalla sinistra, criticando e legittimando la loro visione di pensiero circa le parole usate nel post dell’ex candidato Sindaco. Il tutto per tornaconto personale, non per ideologia.

Un esempio a riguardo è costituito da Vittorio Feltri che nel corso di questi ultimi anni ha usato titoli appositamente provocatori per andare contro quel linguaggio imposto dall’ordine dei giornalisti e dal politicamente corretto che ha reso illegali nel corso degli anni persino parole che non avevano motivo di essere offensive, ma divenute tali a causa di un processo culturale che ha sancito la loro illegalità. Le vicende che hanno coinvolto Vittorio Feltri ben le sappiamo: linciaggio mediatico e condanna dall’ordine dei giornalisti, condanne della pubblica piazza che aiutano una fazione politica a rafforzarsi dal punto di vista culturale, distruggendo quel patrimonio culturale – fatto anche di espressioni “pesanti” – che contraddistinguono il nostro essere italiani, il far parte di una nazione particolare e unica nel suo genere. Il rimando allora può passare anche per la Lega e per il suo odio – additato spesso come razzismo – nei confronti dei meridionali.

Razzismo che nei fatti non esiste dato che Umberto Bossi è sposato con una siciliana: a riguardo si creò il mito della Sicilia parte della Padania, e Matteo Salvini, celebre anche per il video di offese nei confronti dei napoletani, è stato sposato e ha avuto un figlio da una pugliese.

Contraddizioni di un mondo – quello della destra – che ci sono sempre state e che rendono affascinante proprio questo mondo perché nei fatti è anticonformista, complesso, mai banale. Eppure nei confronti di Andrea Merler non è andata così, anzi si è usato un suo post provocatorio – perché diciamolo chiaramente il riferimento al governo era piuttosto chiaro – per dare vita a una caccia alle streghe all’interno della stessa coalizione, espressione di odi mai assopiti e aiutando un centrosinistra in difficoltà sulla città.

Una situazione triste anche perché se uno conosce Andrea Merler sa bene come abbia amato e provi profondo rispetto per le persone del sud Italia. Se proprio lo si voleva attaccare, forse era meglio ricordargli che è De Luca ad essere salernitano, non di Maio.