“La destra non esiste più”. E Tedeschi lascia il Borghese

“La destra non esiste più, composta da personaggi sempre uguali a se stessi ma diversi da quelli che vorremmo fossero”. Claudio Tedeschi conclude così il suo ultimo editoriale da direttore del Borghese, la storica rivista fondata da Leo Longanesi nel 1950 e poi diretta, dal 57 al 93, da Mario Tedeschi, padre dell’attuale direttore che termina ora la sua avventura alla guida del periodico simbolo di una destra che, appunto, non esiste più. 

E che smette di esistere, questa destra, proprio nel momento in cui i sondaggi la considerano vincente. Già, ma per far cosa? Per andare in pellegrinaggio, con il trio meraviglia, a rendere omaggio alla grandezza ed alla saggezza di un presidente della repubblica che finge di non vedere l’ignobile mercato delle vacche? Che ha finto di non sapere che il senato è stato trasformato in uno squallido suk dove tutto si compra e tutto si vende? 

Ma il trio meraviglia rende omaggio, si fida e si affida. Come se non avesse preso sberle a sufficienza dai saggi inquilini del Colle. 

Forse va bene così. È più facile gongolare per i sondaggi favorevoli piuttosto di andare a governare, dopo il voto, con una classe dirigente inadeguata. Lo ha capito persino Zingaretti – ed è tutto dire – che ora comincia ad apprezzare l’idea di un voto anticipato. E non solo per spaventare i peones che non verrebbero rieletti, i renziani senza speranza, i centristi senza futuro. Ma anche perché qualcuno deve avergli spiegato che mandare adesso le destre al governo, a rattoppare i danni immensi provocati dal governo degli Incapaci, significherebbe ritornare presto alla guida del Paese con una maggioranza schiacciante. Immancabile reazione ai disastri di un governo che dovrà fronteggiare milioni di disoccupati, un debito pubblico spaventoso, programmi lacrime e sangue.

A frenare la sinistra, oltre ai timori per la perdita delle poltrone, è l’elezione del presidente della repubblica. Una partita che i gauchisti non vogliono lasciare nelle mani delle destre. Sbagliando. Perché potendo contare sulla quasi totalità della disinformazione (cartacea, online, radiofonica e televisiva), la sinistra non avrà difficoltà ad imporre un proprio candidato. In nome del pluralismo, della concordia istituzionale, del presidente super partes etc etc. In nome, cioé, di tutto quello che la sinistra ha ignorato puntando sul pensiero unico obbligatorio, sulla demonizzazione dell’avversario, sull’irrisione, sull’esclusione è discriminazione. 

Ma le destre parlamentari hanno sempre accettato tutto. Più interessate ai lavori pubblici che alla cultura. E mentre il trio meraviglia baciava la pantofola al Colle, a destra ci si indignava per un francobollo che commemorava i 100 anni dalla fondazione del Pci. Un pezzo di storia importante, piaccia o meno. Sarebbe stato più opportuno indignarsi per la rievocazione del solito Olla al Tg5: come da copione ha ignorato Nicola Bombacci tra i fondatori del Pci. Ma le destre non si permettono di criticare il tg preferito del sultano di Arcore. 

Ha ragione Claudio Tedeschi. Ma è un intellettuale. E le destre non sanno che farsene.