L’ADUC attacca: “La lista d’attesa dei vaccini dipende dal potere delle corporazioni”

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L’ADUC – Associazione Diritti Utenti e Consumatori – lamenta attraverso un comunicato una gestione poco limpida della somministrazione del vaccino anti-Covid, reputato da più parti come lo strumento principale per contrastare l’epidemia che sta affliggendo il pianeta ormai da più di un anno.

Abbiamo creduto ci fossero dei limiti, umani ed economici, alla stupidità dell’egoismo e dell’incapacità, ma non smettiamo di stupirci” afferma l’ADUC. “La Confcommercio di Firenze dice che, per i vaccini, dopo anziani e sanitari devono essere somministrati ai lavori del comparto turistico: alberghi, campeggi, agenzie, bar, ristoranti, balneari e altri addetti all’accoglienza“. Una richiesta la cui ratio starebbe nel consentire una ripresa in sicurezza del settore del turismo, che però nei fatti avrebbe poco senso nel momento in cui non c’è la benché minima certezza che questa estate sia meno funestata dal virus rispetto allo scorso anno.

Nei giorni scorsi – prosegue l’Associazione – avevamo commentato altrettanta pretesa da parte della corporazione dei giornalisti. Pensavamo si fosse toccato il fondo. Ma non è così. Tutti con buon ragioni, per loro, ma dimentichi che tutti siamo nella stessa condizione. Noi, nell’ambito di un contesto nazionale, avevamo paventata una scala con anziani, sanitari, insegnanti e studenti come ipoteca per il futuro di tutto, ma l’assessore al Welfare della Lombardia ci ha ricordato che prima vengono i ricchi“, attaccano riprendendo l’uscita del nuovo Assessore Letizia Moratti che avrebbe voluta una distribuzione del vaccino in base al PIL.

Ma, in più e soprattutto, l’Italia non è avulsa dal mondo, le economie oggi sono una economia e, secondo la Camera di Commercio Internazionale, l’economia mondiale perderà tra 1,24 e 7,6 trilioni di euro se i governi non garantiranno ai paesi poveri l’accesso ai vaccini contemporaneamente ai Paesi più prosperi“. A questa affermazione si legherebbe il fatto che, mancando la lavorazione delle materie prime nei Paesi in via di sviluppo, si fermerebbe tutto il processo produttivo, comportando una perdita tra 0,16 e 4 trilioni.

Ora è più chiaro il significato della pretesa della Confcommercio di Firenze? I bottegai del turismo e non solo fanno parte del nostro quotidiano e li rispettiamo, ma non quando, nel Titanic che corre il rischio di affondare nell’Oceano del mondo, vorrebbero dare gomiti in faccia ai più deboli che stiamo imbarcando sulle scialuppe di salvataggio” conclude l’ADUC.