L’Italia al servizio di Washington

C’è già chi rimpiange il Conte bis, il lìder minimo e la sua squadra di Incapaci. E non si tratta solo di Casalino o dei miracolati costretti a tornare nell’ombra. Il grande tifoso del primo ministro scadente era Emmanuel Macron. Ovviamente non per ragioni di stima, ma semplicemente perché il governo degli Incapaci aveva eliminato dalla scena europea un potenziale intralcio all’asse carolingio francotedesco. Macron, per pure ragioni di buona educazione, informava Mattarella a giochi fatti, dopo che le decisioni erano già state prese dal presidente francese e dalla cancelliera tedesca. Tanto il non ruolo di Mattarella sulla scena internazionale era evidente a tutti.

Ora, però, Macron inizia a preoccuparsi. Perché la sceneggiata di Renzi per imporre Draghi potrebbe non mirare a portare alla guida del governo italiano l’uomo del QE per salvare le finanze europee, ma l’uomo del Britannia, al servizio della City di Londra e della politica statunitense. Franco Cardini, il grande medievista italiano amico di Renzi, ha messo in guardia recentemente dalle strategie renziane, in un intervento ripreso da Electomagazine. Il bugiardissimo al servizio di Washington ha giocato e vinto la partita che ha portato all’incarico a Draghi.
Una scelta che va in direzione opposta rispetto agli interessi di un’Italia inserita nel contesto europeo. È vero che tra il lìder minimo, un ministro degli Esteri come Giggino e altre nullità varie il peso dell’Italia era pressoché inesistente. Però alla Francia faceva gioco rappresentare e tutelare gli interessi italiani, greci, iberici per avere più potere contrattuale rispetto ai Paesi dell’Europa filotedesca.

Poi, tutti insieme e dunque con più forza, gli europei potevano confrontarsi con Mosca e Pechino, ma anche con i Paesi africani e del Vicino Oriente. Perché essere isolati è un errore, più che un rischio.
Ora, invece, nella visione di Renzi (che è quella imposta da Biden) l’Italia di Draghi deve diventare il granello di sabbia che fa bloccare l’ingranaggio europeo. Dunque niente più accordi con la Cina, a costo di perdere grandi opportunità di esportazioni italiane; niente intese con l’Iran, rinunciando a commesse miliardarie; niente scambi con Mosca, dopo che proprio Renzi aveva bloccato il South Stream per accontentare Obama.


In pratica il boicottaggio sistematico di quell’Europa alla quale si chiedono le elemosine per rilanciare l’Italia. Una scelta discutibile in ogni caso. Ma che si trasforma in una scelta suicida in mancanza di un’offerta alternativa da parte di Washington. Non basta dare ordini, non è sufficiente il bastone, servirebbe la carota. Invece gli Usa sono convinti che l’Italia faccia parte dei Paesi latinoamericani e che quindi si applichi anche a Roma la dottrina Monroe, quella del “giardino di casa”.